Lingua esperanto.html

 
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Esperanto (Esperanto)
Creato da: L.L. Zamenhof nel 1887
Contesto: {{{contesto}}}
Parlato in: 120 paesi nel mondo
Regioni:Parlato in: {{{regione}}}
Periodo: {{{periodo}}}
Persone: da 100.000 a 3 milioni
(soprattutto come seconda lingua)
Classifica: non nelle prime 100
Scrittura: {{{scrittura}}}
Tipologia: SVO
Filogenesi:

Lingue pianificate
 Lingue ausiliarie
  Esperanto
   
    
     
      
       
        
         
          
           
            
             
              

Statuto ufficiale
Nazioni: (proposta per il Moresnet ed usata come lingua dell'Isola delle Rose)
Regolato da: Akademio de Esperanto
Codici di classificazione
ISO 639-1 eo
ISO 639-2 epo
ISO 639-3 epo  (EN)
SIL EPO  (EN)
SIL {{{sil2}}}
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - Art.1
Ĉiuj homoj estas denaske liberaj kaj egalaj laŭ digno kaj rajtoj. Ili posedas racion kaj konsciencon, kaj devus konduti unu al alia en spirito de frateco.
Nomi  · Aggettivi  · Avverbi  · Verbi  · Plurale  · Accusativo
Il Padre Nostro
Ĉiuj homoj estas denaske liberaj kaj egalaj laŭ digno kaj rajtoj. Ili posedas racion kaj konsciencon, kaj devus konduti unu al alia en spirito de frateco.
Nomi  · Aggettivi  · Avverbi  · Verbi  · Plurale  · Accusativo
Traslitterazione
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Lingua - Elenco delle lingue - Linguistica
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La bandiera dell'esperanto
La bandiera dell'esperanto
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L'esperanto è una lingua artificiale sviluppata tra il 1872 e il 1887 dall'oftalmologo polacco Ludwik Lejzer Zamenhof, ed è di gran lunga la più conosciuta e utilizzata tra le lingue ausiliarie internazionali esistenti[1]. Presentata nel "Primo Libro" (Unua Libro - Varsavia, 1887) come Lingvo Internacia ("Lingua internazionale"), prese in seguito il nome esperanto ("colui che spera") dallo pseudonimo di Doktoro Esperanto utilizzato dal suo creatore. Scopo di questa lingua è quello di far dialogare i diversi popoli cercando di creare tra di essi comprensione e pace con una seconda lingua semplice ma espressiva, appartenente all'umanità e non ad un popolo. Un effetto di ciò sarebbe in teoria quello di proteggere gli idiomi "minori", altrimenti condannati all'estinzione dalla forza delle lingue delle nazioni più forti.

Le regole della grammatica dell'esperanto sono state scelte da quelle di varie lingue studiate da Zamenhof, affinché fossero semplici da imparare ma nel contempo potessero dare a questa lingua la stessa espressività di una lingua etnica; esse non prevedono eccezioni. Anche i vocaboli derivano da idiomi preesistenti, alcuni (specie quelli introdotti di recente) da lingue non indoeuropee come il giapponese, ma in gran parte da latino, lingue romanze (in particolare italiano e francese), lingue germaniche (tedesco e inglese) e lingue slave (russo e polacco).

Alcuni studi hanno dimostrato che effettivamente si tratta di una lingua semplice da imparare anche da autodidatti ed in età adulta, per via delle forme regolari[2], mentre la sua espressività simile alle lingue naturali è dimostrata dalla traduzione di opere di notevole spessore letterario[3]. La cultura originale esperantista ha prodotto e produce in tutte le arti: dalla poesia e la prosa fino al teatro ed alla musica. La logica con cui è stata creata minimizza l'ambiguità, per cui si presta ad essere usata in informatica, nel ramo della linguistica computazionale per il riconoscimento automatico del linguaggio[4].

Ci sono proposte per usare l'esperanto come lingua franca nell'Unione Europea[5]. Infatti si eviterebbe di spendere il 40% di bilancio in traduzioni per via dell'attuale sistema, si diminuirebbe l'ambiguità dovuta a controversie interpretative o di resa della traduzione in diverse lingue[6], ed allo stesso tempo non si avvantaggerebbe alcun Paese.

Indice

modifica Ideali

Per approfondire, vedi le voci Dichiarazione di Boulogne e Manifesto di Praga.

L'assenza o difficoltà di dialogo dovute alle differenze linguistiche crea incomprensioni, ed è stata causa di violenza più volte nel corso della storia. Zamenhof chiamò l'esperanto dapprima Lingvo Internacia (pronunciata in italiano come /lingvo internazìa/), poiché aveva come scopo quello di essere usata come lingua tramite tra le diverse nazioni che così possono dialogare e comprendersi a vicenda, proteggendo le lingue minori e quindi la differenza linguistica. Rispetto alla nazione che "presta" o impone la propria lingua per le comunicazioni internazionali si ha in genere sudditanza culturale e differenze di capacità espressiva tra i nativi di tale lingua e tutti gli altri. Il livello dei non nativi varia in base soprattutto allo sforzo economico e la quantità di tempo effettuato per l'apprendimento che solo pochi possono permettersi (ad esempio corsi o viaggi all’estero per perfezionare le lingue apprese) causando maggiori disagi alle parti più povere della popolazione. È per questo che la sua principale caratteristica dal punto di vista ideologico è la neutralità, in quanto dovrebbe essere imparata come seconda lingua (e non in sostituzione alla propria) per il contatto e la comprensione reciproca solo tra genti di lingue diverse e, contrariamente a quanto ancora oggi alcuni pensano, non ha mai voluto imporsi come lingua unica mondiale sopprimendo le altre[7][8]. Inoltre, il suo uso esclusivamente come seconda lingua è necessario, perché un uso come prima lingua in diverse regioni geografiche porterebbe a diverse varianti (dovute alla naturale evoluzione del parlato[9]) compromettendo a lungo andare la comprensione reciproca internazionale, fine primo dell'esperanto.

Gli ideali del movimento sono riassunti nella Dichiarazione di Boulogne[10] ed il Manifesto di Praga [11], nei quali viene posto l'accento sulla neutralità del movimento rispetto ad ogni tipo di organizzazione o corrente (politica, religiosa o di altro tipo) e ribadita l'indipendenza di ogni esperantista dal movimento. Infatti è definito esperantista semplicemente chi impara la lingua, a prescindere dagli usi fatti, dalla condivisione degli ideali o dall'aderenza al movimento.

modifica Simboli

Per approfondire, vedi la voce Simboli dell'esperanto.
Simboli dell'esperanto
La tradizionale Verda Stelo (Stella Verde) La bandiera col simbolo Jubilea
Bandiera dell'esperanto La bandiera Jubilea

Un riassunto abbastanza chiaro sul carattere della lingua è dato dalla bandiera dell'esperanto, che è formata da un fondo verde che sull'angolo superiore sinistro presenta un riquadro bianco nel quale sta una stella verde a 5 punte (la bandiera per questo è anche detta verda stelo, stella verde). La stella a cinque punte rappresenta i cinque continenti abitati, il colore verde la speranza di un futuro migliore, mentre il bianco rappresenta la neutralità.

Tra vari simboli di limitato successo, un'altra bandiera ideata da un'esperantista brasiliano nel 1987 è invece ampiamente conosciuta. È detta Jubilea, e rappresenta due "e" verdi disposte simmetricamente su fondo bianco a rappresentare il mondo. I colori sono anche qui il bianco ed il verde, con i medesimi significati della bandiera più tradizionale.

A parte alcune preferenze entrambe le bandiere sono riconosciute dagli esperantisti, anche se la più nota ed usata è la tradizionale verda stelo[12].

modifica Storia

Per approfondire, vedi la voce Storia dell'esperanto.
« Non ricordo quando, ma in ogni caso abbastanza presto, cominciai a rendermi conto che l'unica lingua [soddisfacente per il mondo intero] sarebbe dovuta essere neutra, non appartenente a nessuna delle nazioni ora esistenti...
Per qualche tempo fui sedotto dalle lingue antiche e sognavo che un giorno avrei potuto viaggiare per il mondo e con discorsi ardenti avrei convinto gli uomini a riesumare una di queste lingue per uso comune. In seguito, non ricordo più come, giunsi alla precisa conclusione che questo era impossibile e cominciai a sognare nebulosamente di una NUOVA lingua artificiale.
 »
(L.L. Zamenhof nella sua lettera a Nikolai Afrikanovich Borovko)

La genesi dell’esperanto non può che essere legata alla storia di Zamenhof. Egli passò la sua infanzia a Białystok, attualmente in Polonia ma che a quei tempi era nella provincia baltica della Lituania e quindi appartenente all'Impero russo, dove convivevano diversi gruppi etnici. Queste divisioni etniche e culturali che sfociavano spesso in violenza erano quindi fonti di dolore per lui sin da bambino, portandolo all’idea che fu quella che una lingua condivisa potesse aiutare i vari gruppi a comunicare. Affinché le diverse minoranze fossero messe alla pari la lingua con cui avrebbero dovuto comunicare non avrebbe dovuto sostituire le varie lingue, né sarebbe dovuta appartenere a nessuno dei gruppi in discordia (il più forte), ma sarebbe dovuta essere neutra[13]. Per capire meglio la situazione basta leggere quanto lo stesso Zamenhof scriveva[14]:

« Questo luogo della mia nascita e degli anni della mia fanciullezza ha impresso il primo corso a tutte le mie aspirazioni successive. La popolazione di Białystok è formata da quattro elementi: russi, polacchi, tedeschi, ebrei. Ciascuno di questi gruppi parla una lingua diversa e ha relazioni non amichevoli con gli altri gruppi. In tale città, più che altrove, una natura sensibile percepisce la pesante infelicità della diversità linguistica e si convince ad ogni passo che la diversità di lingue è la sola causa o almeno la principale che allontana la famiglia umana e la divide in fazioni nemiche. Sono stato educato all'idealismo; mi hanno insegnato che tutti gli uomini sono fratelli e intanto sulla strada e nel cortile tutto a ogni passo mi ha fatto sentire che non esistono uomini, esistono soltanto russi, polacchi, tedeschi, ebrei, ecc. Questo ha sempre tormentato il mio animo infantile, anche se molti sorrideranno su questo dolore per il mondo da parte di un bambino. Poiché a me allora sembrava che i "grandi" fossero onnipotenti, mi ripetevo che quando sarei stato grande io senz'altro avrei eliminato questo male. »
(L.L. Zamenhof nella sua lettera a Nikolai Afrikanovich Borovko)

modifica Origine: il lavoro del giovane Lejzer

Per approfondire, vedi la voce Protoesperanto.

Zamenhof conosceva la difficoltà che ha l’apprendimento di una lingua straniera, egli stesso usava quotidianamente russo e polacco, conosceva l’ebraico insegnatogli dal padre ed infine studiò greco e latino, tedesco, francese e inglese in quanto studente di ginnasio (che frequentò a Varsavia, dove nel frattempo si era trasferito). Egli quindi usò il suo bagaglio linguistico per creare una lingua semplice che richiedesse un impiego di risorse economiche alla portata di tutti. Quindi, dopo aver lavorato per alcuni anni ed aver creato diversi stadi di evoluzione della lingua dei quali poco ci resta (protoesperanto) arrivò per due volte ad un completamento della sua lingua internazionale. La prima volta che festeggiò la fine del suo lavoro fu nel 1878 in occasione del suo diciannovesimo compleanno, giorno in cui lesse ai suoi compagni di scuola una breve poesia scritta nella sua nuova lingua; venendo i suoi appunti bruciati dal padre che vedeva la passione del figlio come una distrazione dagli studi di medicina, dovette riprendere il lavoro in seguito, giungendo alla lingua definitiva nel 1887. In questo anno pubblicò con lo pseudonimo “Doktoro Esperanto” (Dottor Sperante) l'Internacia lingvo, un’opera in varie lingue che segnò l’inizio della diffusione della lingua internazionale (lo pseudonimo usato per la firma dell’opera diede poi il nome alla lingua stessa pubblicata)[15]. Grazie alla diffusione di quest’opera e di altre grammatiche, alla sua semplicità ma soprattutto ai suoi ideali, la lingua internazionale cominciò a diffondersi in tutta Europa tra gli intellettuali e persone comuni, che diedero vita al movimento esperantista. La comunità fu fondamentale perché fece evolvere la lingua, che grazie all'uso acquistò naturalezza e cominciò ad avere tratti più definiti ed un carattere proprio[13]. Anche se non si può dirlo con certezza, il primo esperantista italiano è considerato Daniele Marignoni, il quale imparò la lingua internazionale circa un anno dopo la nascita dell'esperanto (fra il 1888 e il 1889) e già nel 1890 pubblicò la prima grammatica di esperanto in italiano[16].

modifica Diffusione: la comunità esperantista

Un'immagine dell'uscita dei partecipanti al Congresso Universale di Esperanto del 1905, a Boulogne-sur-Mer, in Francia.

Nel 1905 a Boulogne-sur-Mer in Francia esperantisti provenienti da 20 Paesi si riunirono per trattare alcuni problemi ed usarono esclusivamente l’esperanto, dimostrandone per la prima volta l’efficacia. Da questo momento in poi la storia dell'esperanto passa da Zamenhof alla comunità degli esperantisti, che faranno far evolvere la lingua a patto di non modificare i punti essenziali fissati nel Fundamento de Esperanto, presentato in occasione del congresso per evitare la divisione della lingua. Alla fine di tale congresso fu anche redatta la Dichiarazione di Boulogne (o Dichiarazione sull'essenza dell'esperantismo) in cui si ribadisce che l'esperanto è proprietà del mondo intero e che inoltre deve essere libero da ogni tipo di strumentalizzazione o ideologia politica, religiosa o di altro genere.

La rapidità dell’espansione del movimento subì vari duri colpi nel corso della Prima guerra mondiale, ma soprattutto nella Seconda Guerra Mondiale a causa di Hitler, che riteneva l'esperanto la lingua degli ebrei[17] (infatti Zamenhof era ebreo), ma anche nella Russia di Stalin (e più recentemente, nell'Iraq di Saddam Hussein)[18]. Nel secondo dopoguerra (eccetto dove gli esperantisti erano ancora perseguitati) il movimento riprese vigore, ma subendo la forza a livello internazionale del francese prima e soprattutto dell’inglese poi, data la forza e l’influenza degli Stati Uniti d'America sulla scena internazionale.

Nel 1954 l'UNESCO alla sua Conferenza Generale che si tenne a Montevideo, considerando i risultati raggiunti dall'esperanto nel campo degli interscambi intellettuali internazionali e per l'avvicinamento dei popoli del mondo, riconosceva che tali risultati rispondono ai suoi scopi ed ideali. Nella stessa risoluzione l'UNESCO incarica il Direttore Generale di seguire l'evoluzione dell'utilizzo dell'esperanto nella scienza, nell'educazione e nella cultura, e a questo scopo di collaborare con l'Universala Esperanto-Asocio (la principale associazione che riconosce gli esperantisti) negli ambiti che interessano entrambe le associazioni[19]. Sempre l'Unesco si riespresse a favore dell'esperanto nel 1985 a Sofia, dove a differenza di quanto dichiarato a Montevideo il testo raccomandava anche ad organizzazioni non governative ed agli Stati Membri di curare la diffusione della lingua internazionale[20].

Nel 1996 a Praga fu pubblicato l'omonimo Manifesto, che pone l'accento sui diritti linguistici che le politiche internazionali non rispetterebbero.

modifica L'esperantismo oggi

Pietra posta a memoria di un convegno giovanile a Gdańsk in Polonia. La scritta recita: «1.8.1927 - durante il Congresso Universale di Esperanto [19° Congresso Universale di Esperanto] fu piantata qui una QUERCIA GIUBILARE, che poi il regime fascista distrusse. Quercia ripiantata durante il 15° Convegno Giovanile Internazionale della T.E.J.O. - 26.7.1959».

Si stima che siano presenti esperantofoni in almeno 120 paesi nel mondo, principalmente in Europa, Brasile e Cina. Secondo le ricerche del prof. Sidney S. Culbert dell'Università di Washington, 1,6 milioni di persone parlano l'esperanto a "livello 3 di lingua straniera". Questo livello designa una competenza linguistica in cui si sia in grado di sostenere una conversazione in lingua che vada al di là delle frasi di commiato[21]. Ethnologue afferma inoltre che tra 200 e 2000 persone parlano l'esperanto come madrelingua (in esperanto: denaskaj Esperanto-parolantoj) [22].

Grazie alle associazioni esperantiste, alla diffusione delle grammatiche e recentemente anche ad opera di Internet il numero di esperantisti è in aumento. La regolarità, la semplicità e la forte produttività dell'esperanto permettono al discente (anche autodidatta) di raggiungere un livello di competenza linguistica soddisfacente in un tempo molto minore rispetto a qualsiasi lingua etnica; si stima che siano necessari meno di sei mesi di studio per avere una buona padronanza dell'esperanto, contro gli anni di studio di altre lingue per raggiungere lo stesso livello[23].

Allo scopo di sviluppare e diffondere la cultura della lingua, ogni anno l'Associazione Universale Esperanto organizza in una diversa località il Congresso Universale di Esperanto, cui partecipano solitamente tra i 1 500 e i 2 500 esperantisti dei diversi angoli del pianeta. A tale appuntamento si sommano una serie di congressi ed incontri di minore rilievo, organizzati da associazioni esperantiste di vario ordine e grado, e talvolta riservati a categorie specifiche: ad esempio, l'Internacia Junulara Kongreso è il principale evento rivolto principalmente ai giovani esperantofoni; l'IKUE-Kongreso è un incontro a tema cattolico; e così via.

Anche in Italia vengono organizzati annualmente molti incontri in cui viene utilizzata la lingua esperanto. I più importanti sono il Congresso Italiano di Esperanto, organizzato dalla Federazione Esperantista Italiana, ed il Festival Giovanile Internazionale organizzato dalla Gioventù Esperantista Italiana.

Gli incontri nazionali, e non, creano quella che è anche un'attrattiva non ufficiale della lingua. Per facilitare gli spostamenti, servizi come Pasporta Servo raccolgono gli indirizzi di tutti gli esperantisti che sono disposti ad ospitare gratuitamente coloro che conoscono la lingua internazionale.

Nel mondo esistono specifiche comunità locali che hanno adottato l'esperanto come lingua di comunicazione. Famose per i loro scopi umanitari sono la comunità Bona Espero in Brasile e l'ONLUS Changamano in Africa[24].

Tra le organizzazioni esperantiste, recentemente è emersa la Civitas esperantica (Esperanta civito), in contrasto con le organizzazioni esperantiste tradizionali poiché si propone come scopo il riconoscimento della comunità esperantofona come identità culturale transnazionale[25].

modifica Fonetica, alfabeto e ortografia

Per approfondire, vedi le voci Alfabeto dell'esperanto e Fonologia dell'esperanto.
Ludwik Lejzer Zamenhof nel 1908, dopo circa 20 anni dalla pubblicazione dell'esperanto

L'esperanto possiede 23 consonanti e 5 vocali, e ciascun fonema pronunciato corrisponde ad una lettera scritta, così da avere la massima trasparenza fonologica possibile. Le varietà di pronuncia di una lettera singola è molto rara, quando c'è si tratta comunque di pronunce non obbligatorie come quella della "n" (pronunciata come il grafema IPA /n/ di solito, ma quando seguita da consonante velare è assimilizzabile in /ŋ/), e in ogni caso non devono poter essere confuse con altri fonemi. La presenza di sole cinque vocali garantisce la reciproca comprensione anche se queste sono pronunciate in modo più aperto o più chiuso (rispetto ai fonemi di riferimento) da parlanti di diversa provenienza.

L'accento tonico nelle parole plurisillabiche è sempre sulla penultima sillaba, quindi non si ricorre a segni grafici per gli accenti.

La scrittura dell'esperanto è quindi perfettamente monogrammatica: ad ogni grafema corrisponde un fonema e viceversa. Poiché lo spazio fonetico dell'esperanto (cioè l'insieme di tutti i suoni usati nella sua fonetica) è composto da 28 elementi, Zamenhof utilizzò il cappellino (^) presente nelle tastiere delle macchine da scrivere del suo tempo, basate sull'alfabeto del francese, per creare nuove lettere: "ĉ, ĝ, ĥ, ĵ, ŝ". Sulla "u" per motivi estetici usò il segno di breve, creando la lettera "ŭ" che indica una "u semivocalica" (come la "w" nell'inglese, es. wanted). L'esperanto utilizza quindi ventidue lettere dell'alfabeto latino di base oltre alle altre sei lettere contrassegnate da un segno grafico diacritico: "ĉ, ĝ, ĥ, ĵ, ŝ, ŭ". Le lettere "q, w, x, y" non sono utilizzate salvo che nelle espressioni matematiche (ed in particolare la "x" viene usata nel sistema di scrittura "cx" descritto in seguito).

Ecco la trascrizione fonetica nell'alfabeto fonetico internazionale dell'alfabeto dell'esperanto:

Aa Bb Cc Ĉĉ Dd Ee Ff
[a] [b] [ts] [ʧ] [d] [e] [f]
Gg Ĝĝ Hh Ĥĥ Ii Jj Ĵĵ
[g] [ʤ] [h] [x] [i] [j] [ʒ]
Kk Ll Mm Nn Oo Pp Rr
[k] [l] [m] [n] [o,ɔ] [p] [r]
Ss Ŝŝ Tt Uu Ŭŭ Vv Zz
[s] [ʃ] [t] [u] [w] [v] [z]

modifica Problemi delle lettere speciali al computer e loro soluzioni

Le lettere con segni diacritici hanno dato però problemi per la loro rappresentazione. Dapprima il problema si pose per le macchine da scrivere che non sempre erano fornite di tali segni, e più di recente fu ereditato dalla scrittura e l'invio di informazioni tramite computer (non in tutti i sistemi è facile poterle scrivere o visualizzare). Il problema sussiste anche oggi per i vecchi sistemi informatici che non adottano Unicode [26]. Le soluzioni adottate ed ancora diffuse prevedono la sostituzione delle lettere con cappellino con dei digrammi (due lettere che indicano un solo suono) sacrificando la biunivocità suono-lettera. Ogni digramma è formato dalla lettera senza segno diacritico e una data lettera che la segue, la quale indica che la lettera precedente avrebbe dovuto avere un segno in testa; di solito la lettera usata per i digrammi è la "x", perché non fa parte dell'alfabeto esperanto (sistema "cx") oppure la "h", che è esteticamente più gradevole (sistema "ch", inventato dallo stesso Zamenhof; apparve nel Fundamento de Esperanto e fu adottato sin dal Congresso Universale di Esperanto del 1905). Di recente grazie alla diffusione di Unicode altre soluzioni permettono la scrittura delle lettere tradizionali dell'alfabeto esperantista anche al computer. È il caso di programmi che sostituiscono automaticamente i digrammi del sistema "cx" e/o "ch" con le lettere tradizionali con segno grafico (come EK!, Esperanta Klavaro per Windows). Le distribuzioni Linux recenti permettono la localizzazione in esperanto come per le altre lingue (ad esempio per le versioni basate su Debian[27]), o comunque si possono usare sistemi per sostituire i digrammi con i segni grafici (come SCIM).

modifica Grammatica

Per approfondire, vedi le voci Grammatica dell'esperanto e 16 regole dell'esperanto.
La prima grammatica di esperanto per gli italiani, scritta da Daniele Marignoni nel 1890, appena tre anni dopo la nascita della lingua

Come detto in precedenza, Zamenhof creò una grammatica minimale basandosi su lingue etniche parlate quotidianamente, dalle quali ricavò il lessico e le regole di grammatica. È per tale motivo che molti preferiscono definirla lingua "pianificata" piuttosto che artificiale: ogni regola esiste in una qualche lingua naturale. Era probabilmente affascinato dalla povertà di flessione della lingua inglese, che influenzò specie i verbi. Di seguito sono dati brevi cenni di grammatica[28].

modifica Articolo, preposizioni e congiunzioni

Sono parti sintattiche del discorso in esperanto, cioè relativi alla struttura logica e sintattica della frase:

  • Articolo: esiste un solo articolo, sia per il plurale che per il singolare, cioè la. Non esistono gli articoli indeterminativi, se qualcosa è indeterminato, semplicemente non si pone l'articolo.
  • Preposizioni: ogni preposizione viene usata in modo logico per formare un certo numero di complementi logicamente affini.
  • Congiunzioni: si comportano in modo simile alle congiunzioni italiane.

modifica Parti ricavate da radice: sostantivi, aggettivi, verbi e avverbi

Le parti semantiche del discorso sono quelle che sono ricavate da una radice lessicale che contiene un significato generico che di per sé stessa non è né nome, né aggettivo, avverbio o verbo, ma dalla quale si possono ricavare dette parti del discorso. Contrariamente alla maggior parte delle lingue esistenti, la marcatura sintattica delle parole, cioè la possibilità di capire l'appartenenza delle parole stesse ad una categoria grammaticale è trasparente e viene data dall'ultima vocale della parola stessa. Si considerino, ad esempio, le parti derivate dalla radice "muzik-", contenente l'idea generale di musica:

  1. muziko = musica (sostantivo)
  2. muzika = musicale (aggettivo)
  3. muzike = musicalmente (avverbio)
  4. muziki = far musica (verbo all'infinito)
  • Verbi: i modi e tempi dei verbi si distinguono esclusivamente dalle desinenze, che non cambiano in base alla persona ma solo per modo e tempo, senza bisogno di ausiliari. Questo è stato ottenuto semplificando l'inglese, che a differenza dell'esperanto cambia la voce verbale per adattarla alla terza persona singolare, ed usa alcuni ausiliari per cambiare modo verbale e per comporre le forme negativa e interrogativa (do, would, let, shall/will...), anche essi eventualmente adattati alla terza persona. Di conseguenza vige anche in esperanto l'obbligo di indicare il soggetto (a meno che il verbo non sia impersonale, come i verbi meteorologici: "pluvas" = "piove"). Esiste anche la coniugazione composta, ma si forma logicamente conoscendo il significato dei participi (aggettivi derivati dai verbi) e combinandoli con il verbo essere ("esti"). Non esistono verbi irregolari.
  • Sostantivi e aggettivi: come in italiano, gli aggettivi si accordano ai sostantivi per numero, ma lo stesso non vale per il genere (che in esperanto si applica solo per i sostantivi che indicano cose sessuate). Il plurale si forma per entrambi aggiungendo una "-j" alla fine della parola (muzikoj = musiche; muzikaj = musicali) e l'aggettivo può indifferentemente precedere o seguire il sostantivo. Entrambi vengono marcati con una "-n" finale se sono complemento oggetto (aŭskulti bonan muzikon = ascoltare buona musica): tale marcatura è definita caso accusativo e permette di permutare l'ordine delle parole nella frase senza perderne il senso.
  • Avverbi: si comportano in modo simile agli avverbi in italiano e quindi non variano né per genere né per numero.

modifica Pronomi

Anche i pronomi prendono la desinenza dell'accusativo. Nel caso dei pronomi personali, se sono nella forma marcata dall'accusativo equivalgono ai nostri pronomi complemento (e possono essere chiamati anche in tal modo), mentre se si aggiunge la desinenza di aggettivo "-a", si ottengono gli aggettivi possessivi.

modifica Esclamazioni

Le esclamazioni (o interiezioni) sono espressioni che indicano stati d'animo in genere improvvisi. Non esiste una terminazione specifica che le distingua, ma possono essere agglutinate per formare altre parole. Ad esempio "Fi!" esclamazione che si traduce in italiano con esclamazioni tipo: "Vergogna!", "È uno scandalo!" è usato anche come prefisso in senso negativo per parole che indicano cose moralmente discutibili: "fidomo" (casa di malaffare), "fivorto" (parolaccia).

modifica Ordine delle parole

L'ordine delle parole dell'esperanto è piuttosto libero, grazie all'accusativo ed alla libertà di porre gli aggettivi prima o dopo i nomi. Esso viene deciso in genere dalle origini del parlante o - più in particolare - dall'enfasi che si vuole dare alle componenti di una frase variandone l'ordine senza compromettere la sua comprensibilità della frase. Sebbene vi sia tale libertà l'ordine delle componenti usato prevalentemente è Soggetto-Verbo-Oggetto. Per quanto riguarda l'ordine di sostantivi ed aggettivi, statisticamente c'è più spesso che in passato l'anteposizione dell'aggettivo determinante (o più aggettivi determinanti) al sostantivo determinato. Ad esempio, Zamenhof scriveva "lingvo internacia" (ordine Sostantivo-Aggettivo), mentre oggi nella comunità esperantofona si tende più che in passato a dire "internacia lingvo" (ordine Aggettivo-Sostantivo), forse per l'aumentare di esperantisti provenienti da Paesi con lingue germaniche.

modifica Provenienza del lessico

Per approfondire, vedi la voce Lessico dell'esperanto.
La torre di Babele, simbolo della divisione linguistica umana (Pieter Bruegel, 1563)

I parlanti o coloro che hanno studiato una lingua europea tra quelle usate per ricavare il lessico, troveranno vari riferimenti:

L'esperanto preferisce i calchi piuttosto che i prestiti, cioè si preferisce l'adattamento delle parole straniere alla sua morfologia (per esempio gli aggettivi sono adattati per finire in -a). Nei suoi primi cento anni di vita il lessico si è arricchito anche di parole provenienti da altre lingue, come il giapponese o il kiswahili.

Non tutte le parole nell'esperanto hanno un significato direttamente deducibile da altre lingue. Alcune di esse sono idiomismi nativi dell'esperanto, nate nell'"Esperantujo" (la comunità esperantista), per capriccio di Zamenhof o per naturale evoluzione della lingua tra i parlanti dell'esperanto:

  • edzo = marito
  • ĝi = esso/a (per indicare cose asessuate, o anche qualcuno il cui sesso è irrilevante/sconosciuto)
  • kabei = comportarsi come Kabe (Kazimierz Bein): abbandonare l'esperantismo
  • NIFO (Ne-Identigita Flug-Objekto) = UFO

I punti dal quale la grammatica della lingua internazionale non può cambiare vengono fissati da Zamenhof nell'Unua Libro sotto forma di 16 regole. Tutti coloro che escono da queste regole - salvo per quanto riguarda l'aspetto grafemico, cioè l'uso di alfabeti non appartenenti al Fundamento - escono dalla collettività esperantica, e hanno portato a esperanti riformati (cosiddetti esperantidi), dei quali oggi sopravvive soltanto l'Ido. La morfologia e la sintassi furono desunte dai primi testi del fondatore e sono state poi sviluppate dalla comunità dei parlanti.

modifica Classificazione

Non è semplice dare una classificazione linguistica per le lingue artificiali come l'esperanto, che prendono caratteristiche da lingue diverse. In quanto lingua artificiale con lo scopo di facilitare la comprensione internazionale fa parte delle lingue ausiliarie internazionali. Considerandola come lingua in quanto tale, la sua struttura ed il lessico la fanno collocare nel gruppo delle lingue indoeuropee, ma la sua morfologia prevalentemente agglutinante[29] la porta ai margini di questo gruppo, avvicinandola a lingue come l'ungherese, il turco o il giapponese. Essendo modellato quasi esclusivamente su lingue europee dà un certo vantaggio a coloro che hanno studiato o parlano una lingua indoeuropea per l'apprendimento del lessico, viceversa la morfologia può aiutare i parlanti di alcune lingue non indoeuropee.

modifica Usi pratici della lingua

L'esperanto ha avuto usi anche al di fuori della comunità esperantista in diverse circostanze. In passato ci sono state anche proposte per usarlo come lingua di stato ad esempio nel Moresnet, inoltre è stato effettivamente usato nella seppur brevissima vita della Repubblica dell'Isola delle Rose.

modifica L'esperanto nel cinema

Angoroj (foto di Jacques Mahe)

Sinora sono stati realizzati due lungometraggi in esperanto. Il primo è un film poliziesco di produzione francese del 1964: Angoroj (Agonie), diretto da Jacques-Louis Mahé. In seguito al fiasco commerciale del film, Mahé cadde in depressione e ne distrusse quasi tutte le copie. Se ne salvarono solo due, oggi detenute da due associazioni esperantiste, e l'originale recuperata dalla cooperativa culturale esperantista LF-koop che ha riedito il filmato nel 1991 [30]. Il secondo lungometraggio è Incubus, un film d'orrore americano del 1965 realizzato da Leslie Stevens e interpretato, tra gli altri, da William Shatner. Anche questo rischiò di andare perduto in seguito ad un incendio che ne distrusse anche l'originale. Ne fu trovata una copia sottotitolata in francese alla cinémathèque française, che ne permise la redistribuzione. La scelta dell'esperanto per questo film è stata squisitamente artistica, perché il regista voleva creare un'atmosfera particolare, e ne ha proibito qualsiasi doppiaggio.

In modo meno evidente si è fatto uso dell'esperanto anche in altre pellicole[31]. Ad esempio nel film Il grande dittatore di Charlie Chaplin (1940), tra le iscrizioni con nomi di fantasia dei negozi del ghetto ebraico molte sono chiaramente in esperanto [32]. Più di recente nel film di fantascienza Gattaca del 1997, gli annunci all'interno del centro spaziale omonimo sono in esperanto, per non dare riferimenti geografico-culturali. Anche in Blade Trinity l'esperanto appare un certo numero di volte nel film, specie nelle insegne, ed in una scena in cui viene visto il film Incubus[33]. Nel film Street Fighter - Sfida finale, nel paese di Shadaloo si usa l'esperanto come lingua madre, mentre una canzone è cantata in questa lingua da un gruppo di soldati del generale Bison [34].

modifica L'esperanto e le nuove tecnologie

Pacchetti di localizzazione in esperanto per la distribuzione Linux Ubuntu, installabili tramite il gestore di pacchetti software Synaptic.
Pacchetti di localizzazione in esperanto per la distribuzione Linux Ubuntu, installabili tramite il gestore di pacchetti software Synaptic.

Per quanto riguarda la lingua dell'interfaccia grafica del computer, i sistemi operativi basati su Linux sono quelli più aperti a questa lingua. Si può avere quindi il computer che "parla esperanto" con Linux, che ha in comune con l'esperanto il fatto di essere anch'esso libero e gratuito. Sempre nell'ambito dell'open source, esistono localizzazioni in esperanto per programmi di uso comune, come il pacchetto OpenOffice, o la localizzazione del popolare browser web Firefox[35]. Per quanto riguarda la localizzazione in ambito proprietario, il sistema operativo Windows Vista ne prevede una localizzazione non ufficiale[36], e nell'ambito del freeware collegato a questo sistema operativo c'è anche il programma di compressione dei dati IZArc che ne è provvisto [37]. Il motore di ricerca Google offre la possibilità di effettuare ricerche localizzate in lingua esperanto, mentre il progetto dmoz contiene un elenco aggiornato di categorie di collegamenti in lingua esperanto [38].

Esiste almeno un progetto di creazione di un'ontologia informatica (fondamentale per l'introduzione della semantica nel web semantico) contenente il lessico dell'esperanto in linguaggio OWL, che permetterà di fare ricerche in internet usando un linguaggio più "naturale" anche in esperanto[39].

I progetti della Fondazione Wikimedia in esperanto, tra cui Wikipedia (nella quale è contenuto questo articolo) sono qualitativamente i più ricchi tra tutti i progetti analoghi di altre lingue artificiali, superando per quantità anche molte lingue nazionali[40].

modifica Usi e riconoscimenti da enti nazionali ed internazionali

Per approfondire, vedi le voci Esperanto e Organizzazione delle Nazioni Unite, Esperanto ed Unione Europea e Esperanto e Chiesa cattolica.
Bandiera dell'UNESCO, che più volte si è espressa a favore della lingua internazionale, come si può leggere nei Records of the General Conference.
Bandiera dell'UNESCO, che più volte si è espressa a favore della lingua internazionale, come si può leggere nei Records of the General Conference.
  • L'esperanto stesso è stato candidato al Premio Nobel per la pace 2008 per i suoi ideali.[41][42]
  • La Chiesa Cattolica ha tradotto il messale in esperanto. Inoltre da anni i papi danno gli auguri di Natale e Pasqua in esperanto, come penultima lingua prima del latino in occasione del tradizionale Urbi et orbi[43].
  • L'esperanto è anche la lingua di apprendimento in un'università, l'Accademia Internazionale delle Scienze (Akademio Internacia de la Sciencoj) di San Marino[44].
  • Le varie associazioni esperantiste organizzano spesso convegni ed incontri ludico-culturali di vario genere. I viaggi per partecipare a tali attività all'estero possono avvantaggiarsi della possibilità di essere ospitati da altri esperantisti, minimizzando le spese di vitto e alloggio[45].
  • Nelle Olimpiadi di Pechino del 2008 l'esperanto è stato nel ristretto gruppo di nove lingue ufficiali attraverso le quali sono state diffuse le notizie sui giochi[46].
  • Nel 1993 fu istituita una commissione per l'esperanto nelle scuole italiane, affinché i giovani, dopo uno studio di questa lingua, potessero imparare con maggiore dimestichezza le lingue straniere. Nel 1995 una circolare fu mandata attraverso il Bollettino Ufficiale della Pubblica Istruzione, con la diffusione del documento conclusivo della Commissione sull'esperanto, contenente i risultati di numerosi studi, italiani e stranieri[47].
  • Già negli anni '90 si cominciava a discutere per l'uso dell'esperanto in quella che ancora era la CEE, per risparmiare ingenti patrimoni in traduzione (ancora oggi fonte di discussione), diminuire l'ambiguità delle leggi e non favorire i legali di alcun Paese [48].
  • L'esperanto è presente nei totem per prenotare il turno di accesso agli sportelli della Agenzia delle Entrate insieme all'italiano ed a 4 altre lingue (francese, inglese, sloveno e tedesco)[49]

modifica La lingua parlata

L'uso quotidiano dei parlanti ha portato all'inserimento nel vocabolario di alcune parolacce. Inoltre modi di dire sono stati sviluppati naturalmente e poi sono stati riconosciuti ufficialmente. Ad esempio, un modo di dire non derivato da altre lingue è l'uso del verbo krokodili, che letteralmente significa "coccodrillare", ma che in esperanto indica l'azione compiuta da quelle persone che, trovandosi in un gruppo composto da persone di nazionalità diversa, ma dove tutti capiscono e parlano una certa lingua (in genere l'esperanto), passano alla propria lingua nazionale privando gli altri del piacere di seguire il loro discorso[50]. Inoltre il linguaggio scientifico-matematico in esperanto è praticamente equivalente a quello delle altre lingue [51].

modifica Linguaggio internazionale dei segni

Il problema di comunicazione da parte di persone sordomute è notoriamente risolto mediante linguaggi dei segni, cioè linguaggi creati appositamente per chi non sa parlare ma può usare le mani per esprimere pensieri complessi. Come per le lingue etniche ci sono varie lingue dei segni, ed anche queste spesso non sono intelligibili reciprocamente. Una soluzione proposta di lingua dei segni internazionale viene dal mondo esperantista, ed è il signuno, lingua dei segni basata sulle radici lessicali dell'esperanto[52].

modifica Esempi di testo in lingua

Come estratto di lingua qui di seguito vi sono il "Padre nostro" e l'inizio de "Le avventure di Pinocchio" di Carlo Collodi, nelle versioni in esperanto ed in italiano:

(EO)
« Patro nia, Kiu estas en la ĉielo,
sanktigata estu Via nomo.
Venu Via regno,
fariĝu Via volo,
kiel en la ĉielo tiel ankaŭ sur la tero.
Nian panon ĉiutagan donu al ni hodiaŭ
kaj pardonu al ni niajn ŝuldojn,
kiel ankaŭ ni pardonas al niaj ŝuldantoj.
Kaj ne konduku nin en tenton,
sed liberigu nin de la malbono.
(Ĉar Via estas la regno kaj la potenco
kaj la gloro eterne.)
Amen »
(IT)
« Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il Tuo nome.
Venga il tuo regno,
sia fatta la Tua volontà,
come in cielo, così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano
e rimetti a noi i nostri debiti,
come noi li rimettiamo ai nostri debitori.
E non indurci in tentazione,
ma liberaci dal male.
(Poiché Tuo è il regno, la potenza
e la gloria in eterno.)
Amen »

Il "Padre nostro" è un brano molto significativo poiché mette in evidenza varie caratteristiche della lingua, come i correlativi, modi verbali come l'indicativo e il volitivo, e la derivazione di parole mediante l'agglutinazione di affissi, ad esempio da ŝuldo (debito) deriva ŝuldanto ("debitante", debitore)[53]; dall'aggettivo libera (libero/a) deriva il verbo liberigi (rendere liberi, liberare)[54]; oppure come si ottiene il contrario di bono (bene) aggiungendo il prefisso mal-, ottenendo malbono (male)[55].

Un altro pezzo può far capire l'aspetto della lingua anche nella prosa, quindi di seguito si presenta l'inizio de "Le avventure di Pinocchio":

(EO)
« Estis iam...!
- Reĝo! - diros tuj miaj malgrandaj legantoj.
- Ne, geknaboj, vi eraris. Estis iam lignopeco.
Ĝi ne estis legno luksa, sed simpla peco el stako, tia, kian vintre oni metas en la fornon aŭ kamenon, por bruligi fajron kaj varmigi la ĉambron.
Mi ne scias, kiel okazis, sed fakto estas, ke iun tagon ĉi tiu lignopeco venis en la laborejon de maljuna lignaĵisto, kies nomo estis majstro Antono, kvankam ĉiuj nomis lin nur Ĉerizo pro la nazopinto, ĉiam brila kaj ruĝa, simile al matura ĉerizo. »
(IT)
« C'era una volta...
- Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori.
- No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d'inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.
Non so come andasse [come accadde], ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname, il quale aveva nome mastr'Antonio, se non che tutti lo chiamavano maestro Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura.  »
(da "Le avventure di Pinocchio" di Carlo Collodi, e la traduzione in esperanto di Giuseppe Croatini (lievemente adattata per avvicinarla alla traduzione letterale). )

La prima cosa a risaltare anche per chi non conosce la lingua è forse il diverso uso dell'articolo (in esperanto non esiste quello indeterminativo). Si noti anche la traduzione della parola "ragazzi" che in esperanto non diventa "knaboj" ("ragazzi" in senso letterale, cioè solo maschi) ma geknaboj ("ragazzi e ragazze": il prefisso ge- indica che il gruppo è di ambosessi).

modifica Critiche e discussioni

Oltre che lingua più famosa, l'esperanto è la lingua artificiale che più ha fatto e fa discutere, sia esperantisti che non. In seguito sono riportate le discussioni più comuni riguardanti le lingue ausiliarie internazionali in generale, o direttamente l'esperanto. Se l'esperanto di oggi è praticamente quello di Zamenhof, alcune critiche hanno invece causato veri e propri scismi, che hanno dato vita ai cosiddetti esperantidi[56]. Di seguito ci sono le critiche più importanti, esse non sono citazioni di una singola persona, ma da vari personaggi critici e a volte anche all'interno della comunità esperantista[57][58][59].

modifica Critiche generali sulle lingue internazionali

Gli oppositori delle lingue internazionali contestano spesso che una lingua ausiliaria internazionale non ha un popolo, e quindi una cultura[60]. Coloro che le sostengono affermano che una lingua ausiliaria internazionale debba far dialogare, e non necessariamente imporre una cultura[11]. Riferendosi alla letteratura invece, può valere per molte lingue artificiali l'essere rimaste inutilizzate, ma esiste una letteratura per le lingue ausiliarie che hanno avuto più successo, talvolta anche di notevole valore artistico[61][62][63].

Altre discussioni in generale sono dovute al fatto che la tolleranza nei confronti delle imperfezioni presenti nelle lingue ausiliarie internazionali è minore rispetto a quella nei confronti delle imperfezioni ed irregolarità presenti nelle lingue etniche (come verbi irregolari, in genere evitati nelle lingue artificiali). Le risposte a questo genere di critiche sono generalmente basate sul fatto che nessuna lingua internazionale può essere perfetta e accettata da tutti indistintamente, quindi è inevitabile dover tollerare delle imperfezioni che variano a seconda della lingua considerata[64][65].

modifica Critiche che riguardano direttamente l'esperanto

Solitamente facendo riferimento soprattutto al latino e alle lingue romanze, i sostenitori delle lingue naturalizzate sostengono che l'esperanto non è direttamente conforme alle grandi lingue europee. Ad esempio, i vocaboli o parole derivate come "malsanulejo" potrebbero essere sostituite con un più europeo "hospitalo" per la parola "ospedale". La risposta degli esperantisti è che la modifica verso una maggiore europeizzazione renderebbe l'esperanto più facile per gli europei da un punto di vista lessicale, ma allo stesso tempo più difficile per i non europei, i quali dovrebbero imparare molte forme "europee" separatamente invece di ricavarle logicamente dalla radice[66][67].

Dall'altra parte l'esperanto viene spesso criticato perché troppo europeo. Le sue radici lessicali provengono chiaramente da lingue europee (quelle romanze, slave e germaniche parlate o studiate da Zamenhof); ciò secondo i critici ne sminuirebbe la neutralità. Considerando la morfologia e la grammatica dell'esperanto, gli esperantisti fanno notare che si avvicina più al giapponese, turco o lingue bantu che a molte delle lingue europee; in quanto al lessico, era praticamente impossibile, ai tempi di Zamenhof, avere accesso al lessico di altre lingue lontane, oppure creare una lingua basata su migliaia di idiomi[68].

La formazione del genere in esperanto non è simmetrica, ed è quindi considerata talvolta come sessismo linguistico da chi lo critica. Molte radici hanno origine maschile e sono rese femminili[69], mentre le varianti maschili sono usate anche per indicare cose asessuate. A difesa, l'uso del pronome "ĝi" per le persone il cui sesso è sconosciuto/nascosto e del prefisso "ge-" per indicare i gruppi composti da ambosessi lo renderebbero più "politicamente corretto" di altre lingue. Resta l'asimmetria per i sostantivi, per la quale sono state proposte delle riforme per la formazione del genere, sebbene nessuna di tali modifiche sia stata ufficializzata[70][71][72].

Oggetto di critiche è la presenza di un caso per indicare il complemento oggetto, cioè si sostiene che la desinenza dell'accusativo "-n" si sarebbe potuta evitare, stabilendo un ordine fisso dei costituenti, ad esempio l'ordine Soggetto Verbo Oggetto, che è il più tipico delle lingue europee. Ma a difesa di ciò, l'accusativo è ritenuto necessario per dare la grande libertà nell'ordine delle parole tipica di questa lingua, che quindi può anche non seguire un ordine prefissato (secondo l'enfasi) senza perdere chiarezza[73].

Si criticano i segni diacritici su alcune lettere dell'alfabeto dell'esperanto, non facili da scrivere al computer (problema parecchio sentito, specie con la diffusione capillare dei computer[74]). La risposta è che 26 lettere non sono sufficienti per rappresentare i 28 fonemi dell'esperanto[75], così da poter mantere il paradigma: "ad ogni suono una lettera, ad ogni lettera un suono". Questo problema sarà aperto fino a quando le macchine obsolete che non supportano la codifica Unicode, uno dei fondamenti per il futuro Web semantico[76] andranno in disuso.

modifica Esperantisti e simpatizzanti famosi

Tra i personaggi più famosi che si sono espressi a favore dell'esperanto[77]:

Tra gli scrittori e poeti più noti che hanno scritto in esperanto[82]:

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