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Guerra delle Falkland/Malvinas

Mappa delle isole e del sud America
Data: 2 aprile - 14 giugno 1982
Luogo: Isole Falkland/Malvine e Georgia del Sud e isole Sandwich meridionali
Esito: Vittoria del Regno Unito
Schieramenti
bandiera Argentina bandiera Regno Unito
Comandanti
presidente Leopoldo Galtieri
vice ammiraglio Juan Lombardo
brigadier generale Ernesto Horacio Crespo
generale di brigata Mario Benjamín Menéndez
primo ministro Margaret Thatcher
ammiraglio John Fieldhouse
contrammiraglio John "Sandy" Woodward
maggior generale Jeremy Moore
Perdite
649 morti
1.068 feriti
11.313 prigionieri
258 morti
777 feriti
59 prigionieri
Un segnale stradale nella provincia argentina di Entre Ríos con la frase: "Le Malvine sono argentine". La foto è del 2005.

La guerra delle Falkland (in inglese: Falklands War, in spagnolo: guerra de las Malvinas) fu un conflitto combattuto dal marzo al giugno 1982 tra l'Argentina ed il Regno Unito per il controllo ed il possesso delle isole Falkland (conosciute anche col nome spagnolo di islas Malvinas e in italiano isole Malvine) e della Georgia del Sud e delle isole Sandwich meridionali.

L'arcipelago delle Falkland comprende due isole maggiori e molte minori nell'oceano Atlantico meridionale ad est della costa meridionale Argentina e la sua sovranità è disputata. Alla vigilia della guerra l'Argentina si trovava nel pieno di una devastante crisi economica e di una contestazione civile su larga scala contro la Giunta militare che governava il Paese. Il governo, guidato dal il generale Leopoldo Galtieri, l'allora presidente, decise di giocare la carta del sentimento nazionalistico lanciando quella che considerava una guerra facile e veloce per reclamare le isole Malvine. La tensione col Regno Unito crebbe verso un punto di non ritorno a partire da quando, il 19 marzo, cinquanta argentini sbarcarono sulla dipendenza britannica della Georgia del Sud e piantarono la bandiera argentina, un atto che viene considerato la prima azione offensiva della guerra. Il 2 aprile, Galtieri ordinò l'invasione delle Malvine.

Nonostante fosse stato colto di sorpresa dall'attacco argentino sulle isole dell'Atlantico meridionale, il Regno Unito organizzò una task force navale per scacciare le forze argentine che avevano occupato gli arcipelaghi, e riconquistò le isole con un assalto anfibio. Dopo pesanti combattimenti, i britannici prevalsero e le isole rimasero sotto controllo del Regno Unito. A tutt'oggi l'Argentina reclama la sovranità sulle isole Falkland.

Le conseguenze politiche della guerra furono profonde. In Argentina crebbero dissenso e proteste contro il governo militare, avviandolo verso la caduta definitiva, mentre un'ondata di patriottismo si diffuse per il Regno Unito, ridando forza al governo del primo ministro Margaret Thatcher.

Il vittorioso conflitto diede fiato alle ambizioni britanniche di potenza post imperiale (dopo la grave delusione seguita alla decolonizzazione e alla sconfitta nel conflitto di Suez), dimostrando che il Regno Unito aveva ancora la capacità di proiettare con successo il proprio potere anche in guerra ad enorme distanza dalla madrepatria.

Indice

modifica Verso la guerra

modifica Antefatti

Mappa delle isole
Un francobollo da mezzo penny delle isole Falkland del 1891

Il territorio delle Isole Falkland/Malvine è composto da tre arcipelaghi: le Isole Falkland propriamente dette, la Georgia del Sud e le isole Sandwich meridionali. Situati a oriente delle coste meridionali dell'Argentina, questi arcipelaghi caddero sotto dominio coloniale britannico sin dal 1833. Dalla loro prima occupazione nel 1763, le isole sono state motivo di conflitto tra Inghilterra, Francia e Spagna e, successivamente, tra Inghilterra e Argentina, la quale si considera erede dei diritti spagnoli sulle isole, governate dalla Spagna sino all'invasione inglese.

Soltanto il maggiore di questi arcipelaghi, le isole Falkland, ha una popolazione civile permanente. Gli abitanti sono anche detti in inglese kelper, da kelp, una specie di alga). Generalmente di origine scozzese, questa comunità si considera britannica e appoggia l'amministrazione britannica e la permanenza delle truppe inglesi nell'isola.

Gli altri due arcipelaghi hanno una popolazione molto limitata e non permanente, essenzialmente legata alla presenza di basi per ricerche scientifiche.

Nel 1965 l'Argentina riuscì a far approvare una risoluzione ONU[1], facendo classificare la disputa come un problema coloniale, ma i successivi negoziati risultarono infruttuosi, anche se le relazioni con gli abitanti delle isole negli anni 60 e 70 furono serene. Vi era perfino una rotta aerea tra Argentina e Port Stanley, denominata dagli argentini Puerto Argentino, da cui gli isolani dipendevano per cure mediche specialistiche e rifornimenti.

Alla vigilia della guerra l'Argentina era governata da una giunta militare guidata da Leopoldo Galtieri, il quale sperava di controbilanciare la preoccupazione del popolo suscitata dalla crisi economica e dalle violazioni dei diritti umani perpetrati dal regime con la popolarità che sarebbe seguita ad una rapida vittoria conseguita recuperando il controllo sulle Malvine. L'Argentina fece pressione sull'ONU, anche con sottili cenni di una possibile invasione, ma gli inglesi non reagirono. Gli argentini interpretarono la mancata reazione inglese come un disinteresse per le isole, e immaginarono che gli inglesi non avrebbero reagito con forza ad un'invasione argentina. Questo punto di vista venne incoraggiato dal ritiro dell'ultima unità della Royal Navy nel 1981, che era stata inclusa in un generale ridimensionamento della flotta nei territori britannici, e l'Atto della Nazionalità Britannica (British Nationality Act) del 1981[2] che tolse agli abitanti delle Falkland, che rientravano nei British-Dependent Territories, alcuni dei diritti della piena cittadinanza, che venivano però in parte riapplicati in virtù delle leggi locali sulla immigrazione e cittadinanza. In ogni caso, tale percorso non lineare venne visto dagli argentini come un ulteriore incoraggiamento.

Il capo della Marina Argentina, l'ammiraglio Jorge Anaya, sviluppò il piano per invadere le Falkland. In seguito al fallimento della via diplomatica nel gennaio 1982, i piani di invasione vennero completati per aprile dello stesso anno. L'invasione della zona popolata delle isole Falkland venne preceduta dall'invasione della Georgia del Sud, situata circa 1.390 chilometri ad est delle Falkland. L'invasione cominciò il 19 marzo 1982 quando un gruppo di supposti civili argentini finsero di essere commercianti di metalli da estrarre per stabilire un campo nella Georgia del Sud ed innalzarono la bandiera argentina, avendo nel contempo vestito uniformi militari. Al vascello HMS Endurance della Royal Navy venne inviato un dispaccio con l'ordine di rimuovere il campo il 25 marzo, ma gli venne impedito da tre navi da guerra argentine e venne costretto a ritirarsi dopo aver sbarcato un gruppo di osservazione di 22 Royal Marines provenienti dalla guarnigione di Port Stanley. Ad ogni modo, nonostante fosse ulteriormente evidente che la Marina Argentina avesse cominciato ad accumulare truppe a Puerto Belgrano, il gruppo sudamericano del Comitato Congiunto d'Intelligence (Joint Intelligence Committee) britannica riferì il 30 marzo che "l'invasione non era imminente".

modifica Importanza delle isole

Isole Malvine, zona di esclusione e basi della FFA

Fino agli anni cinquanta nell'isola esistevano importanti basi per le baleniere, che andarono in declino a causa della tragica sparizione di molte specie marine un tempo molto comuni nel sud Atlantico.

Attualmente l'interesse per le isole è alimentato da cinque motivi fondamentali:

  • Per l'Argentina, le Malvine sono un territorio nazionale occupato dall'Inghilterra, la cui ripresa è essenziale per l'unità dello stato.
  • Il possesso di territori vicini all'Antartide potrebbe in futuro determinare diritti su questo territorio.
  • Il controllo delle isole determina una importante posizione strategica tra Atlantico e Pacifico, sia dal punto di vista militare, come dimostrato nel corso della prima guerra mondiale dalla battaglia delle Falkland, sia per scali commerciali.
  • Numerose spedizioni confermano la presenza di petrolio nelle vicinanze delle isole.
  • I diritti di pesca sono notevolmente proficui.

modifica Le iniziative diplomatiche antecedenti il conflitto

modifica I presupposti dal punto di vista politico e diplomatico

Agli inizi degli anni ottanta, l'economia dell'Argentina, governata da una giunta militare, era preda di una grave crisi causata dell'inflazione che era pari al 90% annuo, che produsse una grande recessione economica e l'interruzione di buona parte delle attività produttive. La crisi e l'aumentare delle tensioni sociali indussero la sostituzione del capo della giunta militare Jorge Rafael Videla con il generale Roberto Eduardo Viola e, successivamente, con il generale Leopoldo Galtieri. Tale avvicendarsi in breve tempo di ben tre diversi generali al vertice del governo argentino testimonia della gravità della crisi economica e politica e spiega la necessità da parte della giunta di riguadagnare credito presso le masse, soprattutto quelle più nazionaliste, anche attraverso la decisione di recuperare le isole.

La decisione di riconquistare al Paese sud americano il controllo dell'arcipelago prospiciente le proprie coste può dirsi basata sui seguenti presupposti politici e militari:

  • Le Nazioni Unite avevano aderito alla dottrina delle "guerre giuste" attraverso l'approvazione di diverse risoluzioni: 2131 (1965), 2326 (1967), 2908 (1972), 3281 (1974) e 3314 (1974), che riconoscevano ufficialmente la legittimità delle guerre di liberazione e di autodeterminazione. La menzione del recupero delle isole attraverso la forza era già stata presente nel discorso diplomatico bilaterale del 1972.
  • Il terzomondismo aveva reso non solo storicamente superato il colonialismo, ma anche culturalmente sulla difensiva i valori occidentali: persino Paesi di destra autoritaria indulgevano in polemiche anti-yankee e la ritirata globale degli USA di Carter (vedasi il fallito tentativo di liberare gli ostaggi dell'ambasciata di Teheran) solo dopo sarebbe stata sostituita dal neo-egemonismo planetario di Reagan (a partire dal raid aereo nel golfo della Sirte).

Tra il 1981 ed il 1982, varie azioni del governo britannico furono interpretate dalla giunta militare come segnali di disinteresse per l'arcipelago e verso i suoi abitanti:

  • Il taglio di una parte consistente delle forze armate, più o meno direttamente poste a protezione delle isole, fu un evento molto significativo per la stampa argentina, che contribuì a diffondere la convinzione che gli inglesi si preparassero ad abbandonare l'arcipelago. I britannici avevano deciso di fare a meno delle loro due portaerei (HMS Hermes e HMS Invincible), delle loro due navi da sbarco anfibio (HMS Fearless e HMS Intrepid) e della nave pattuglia HMS Endurance, chiamata dagli isolani il "guardiano delle Isole Falkland" (il 5 febbraio 1982 la Marina Australiana annunciò, dopo mesi di trattative, di aver accettato la proposta della Gran Bretagna per la vendita della Invincible al costo di 175 milioni di sterline, per sostituire la HMAS Melbourne; la notizia fu confermata anche dal Ministro della Difesa Inglese).
  • La nuova legge britannica sulla nazionalità approvata nel 1981, la quale faceva degli isolani cittadini incompleti, senza diritto di voto verso la madrepatria.

Vi erano anche altri motivi di natura politica che incentivarono la decisione del governo argentino:

  1. Il governo argentino riteneva che il Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca stretto con gli USA ne avrebbe garantito la neutralità in caso di conflitto.
  2. Si stavano portando avanti numerose azioni diplomatiche per portare le isole sotto controllo argentino (la pista d'atterraggio era stata costruita con capitale argentino, mentre la YPF era la fornitrice di benzina nell'isola)
  3. Si sottovalutava l'interesse britannico verso le isole, e non era ritenuto possibile un contrattacco a così grande distanza.

modifica Fine delle vie diplomatiche

Dopo la rottura delle relazioni diplomatiche formali tra il Regno Unito e l'Argentina, il Perù passò a rappresentare l'Argentina presso il Regno Unito, mentre la Svizzera assunse simile ruolo a favore del Regno Unito presso l'Argentina. In tal modo, i diplomatici argentini a Londra vennero indicati come diplomatici peruviani di nazionalità argentina, mentre i diplomatici britannici a Buenos Aires vennero indicati come diplomatici svizzeri di nazionalità inglese. L'allora segretario generale delle Nazioni Unite, Javier Pérez de Cuéllar, annunciò che i suoi sforzi in favore della pace erano risultati vani. Nonostante il Perù e la Svizzera avessero fatto una grande pressione diplomatica per evitare la guerra, non furono in grado di impedire il conflitto, e un piano di pace proposto dal presidente peruviano Fernando Belaúnde Terry fu rigettato da entrambe le parti.

modifica L'invasione argentina: Operazione Rosario

Royal Marines del Naval Party 8901 si arrendono alle forze da sbarco argentine a Cabo Batista

L'Operazione Rosario prevedeva una serie di azioni d'intensità crescente volte a recuperare la sovranità ed il pieno controllo argentino sulle Isole Malvine, la Georgia del Sud e le Isole Sandwich meridionali, che si sarebbero dovute svolgere da est a ovest e da minore a maggiore importanza politica, culminando con il recupero dell'arcipelago delle Isole Falkland/Malvine e della sua capitale, in spagnolo Puerto Argentino. Il governo argentino riuscì a tenere segreto il piano fino a 48 ore prima dell'inizio delle operazioni. Si può dire che l'operazione ebbe pieno successo, vi fu un'unica vittima e 5 feriti, e le Malvine furono conquistate in poco più di 11 ore. Diversamente andò per le isole Sandwich le quali resistettero fino all'ultimo, ma anche esse capitolarono il 3 aprile.

modifica Le forze in campo

Un IAI Dagger con le insegne della FAA
Argentina

L'aviazione Argentina (Fuerza Aérea Argentina, FAA) aveva a disposizione un gran numero di aerei ed armi moderne, come caccia Mirage III in varie versioni e Dagger (copie israeliane non autorizzate prodotte dalla IAI del Mirage III), cacciabombardieri Mirage 5 e vecchi, ma ancora efficienti, cacciabombardieri Douglas A-4 Skyhawk. Inoltre disponeva dei FMA IA-58 Pucará, bimotori di produzione nazionale che potevano decollare anche da piste improvvisate, elemento importante per le operazioni sulle Falkland in quanto uno solo degli aeroporti sulle isole, quello di Port Stanley, disponeva di una pista in cemento. L'Argentina disponeva anche di alcuni bombardieri English Electric Canberra, che però ormai erano da considerare del tutto antiquati.

Un Pucará pronto al decollo

La FAA era però più addestrata ad una guerra contro il Cile o contro la guerriglia (quindi combattimenti a breve distanza contro obiettivi a terra) che ad operazioni a lunga distanza contro navi da guerra. Infatti la FAA aveva a disposizione per il rifornimento in volo solo due Lockheed C-130 modificati, il cui utilizzo era da dividersi con la marina militare. Gli stessi Mirage non erano stati approntati per il combattimento aereo. Le batterie antiaeree erano antiquate e mancavano efficaci aerei da pattugliamento marittimo. La marina militare disponeva di 14 Dassault Super Étendard, caccia multiruolo con capacità di rifornimento in volo, e di una portaerei, la ARA Veinticinco de Mayo (V-2), di fabbricazione britannica, la ex HMS Venerable, della classe Colossus, poi in forza alla marina reale olandese come HNLMS Karel Doorman (R81), risalente alla seconda guerra mondiale ed in condizioni non ottimali. I Super Étendard erano dotati del temibile missile Exocet, fornito dalla Francia sia nella versione aviolanciata che in versione navale; della prima versione, però era stato fornito un numero limitato di esemplari, ed altri erano attesi a breve, ma lo scoppio delle ostilità ed il conseguente embargo dell'ONU bloccheranno il prosieguo della fornitura.

Regno Unito
La portaerei Hermes (R-12) nel marzo 1982

La Royal Navy al momento dello scoppio delle ostilità non era attrezzata per esercitare uno sforzo così grande ad una tale distanza. Infatti essa era preparata più che altro ad uno scenario da "terza guerra mondiale", con operazioni all'interno di strutture NATO, il cui compito principale era combattere i sommergibili della flotta nord dell'Unione Sovietica. Siccome un attacco aereo sovietico sul Nord Atlantico era considerato improbabile, le navi britanniche disponevano di una contraerea limitata; supporto aereo sarebbe stato dato dalle basi a terra o da portaerei americane. Seguendo questa dottrina negli anni 70 vennero rottamate le grandi ma costose portaerei HMS Eagle e HMS Ark Royal, in grado di ospitare aerei di tipo convenzionale. Stessa fine fece nel 1980 la piccola portaerei HMS Bulwark e nel 1982 avrebbe dovuto essere rottamata anche la HMS Hermes. La relativamente nuova HMS Invincible era invece stata promessa all'Australia. La componente aerea imbarcata, invece, era composta dai BAe Sea Harrier FRS.Mk.1, versione navalizzata dello Harrier GR.Mk.3, l'innovativo jet STOVL mai provato in operazioni belliche. Ad operazioni iniziate, arrivarono anche diversi Harrier Gr.Mk.3 che vennero assegnati a compiti di attacco al posto dei Sea Harrier, più utili per la difesa aerea. Inoltre vi era una numerosa flotta di unità di scorta composta da fregate Type 21 e Type12M/I e dalle più recenti Type 22, e dai cacciatorpediniere Type 42, nonché dai sommergibili nucleari delle classi Churchill e Swiftsure, coadiuvata da un consistente numero di navi appoggio tra petroliere, navi da sbarco e traghetti civili, rifornitori e altre tipologie. Infine, gli inglesi potevano contare su una consistente flotta di aerocisterne e di vecchi bombardieri della serie V, gli Avro Vulcan, oltre che su un esercito professionista con varie unità di elìte, dai Royal Marines ai paracadutisti, agli incursori del SAS e ai Gurkha.

modifica Lo sbarco argentino sulle Malvine

Ordine di battaglia
Argentina Regno Unito
Forze dell'operazione Rosario(comandante:viceammiraglio Juan Lombardo) Forze di difesa delle isole(comandante: governatore Rex Hunt)
  • Pattugliatore costiero civile Forrest.
  • 57 fanti di marina (Unità 8901) di terra (22 erano stati distaccati sulla HMS Endurance per intervenire nella Georgia del Sud).
  • 11 membri della Royal Navy.
  • 40 membri della Falkland Island Defence Force (FIDF, forza di difesa delle isole Falkland, già in passato Falkland Islands Volunteers[3]).

Il governo inglese avvisò Rex Masterman Hunt, l'allora Governatore delle Isole Falkland, di una possibile invasione da parte dell'Argentina il 31 marzo. Hunt organizzò quindi una difesa e diede il comando militare al maggiore Mike Norman che riuscì a radunare una piccola forza di Marines.

Rex Hunt, all'epoca governatore delle Falkland, in una immagine scattata durante una cerimonia ufficiale

Alle ore 21 del 1 aprile 1982, 84 membri di un commandos della Armada Argentina guidati dal capitano di corvetta Guillermo Sánchez-Sabarots lasciarono il cacciatorpediniere ARA Santísima Trinidad (D-2) sbarcando a Mullet Creek verso le 23:00. A quella stessa ora il sottomarino ARA Santa Fe (S-21) andò in superficie e sbarcò altri dieci incursori per disporre radiofari di navigazione e occupare il faro San Felipe (Pembroke). All'emergere del Santa Fe, i radar del battello costiero britannico Forrest diedero l'allarme, iniziando così le ostilità. All'1:30 del 2 aprile, gli uomini di Sánchez-Sabarots si divisero in due gruppi. Il primo, comandato dallo stesso Sánchez, si diresse verso la caserma della fanteria di marina britannica a Moody Brook. Il secondo sotto il capitano di corvetta Pedro Giachino, avanzò verso Puerto Argentino/Port Stanley con l'obiettivo di occupare la residenza del governatore e catturarlo.

Il faro Pembroke / San Felipe

I britannici, avvisati per tempo, avevano già evacuato le caserme ed il governatorato disponendosi in posizioni più difendibili. Alle 05:45 il gruppo comandato da Sánchez-Sabarots aprì il fuoco sui capannoni dove pensavano vi fossero i militari britannici, scoprendo però che questi erano vuoti; gli argentini si resero conto di essere vulnerabili a un possibile attacco nemico e decisero quindi di andare direttamente verso la residenza del governatore con l'intenzione di attaccarla dalla porta posteriore. La cosa che non sapevano è che tre Marines vi si erano trincerati. Durante il blitz caddero feriti tre militari argentini tra cui lo stesso Pedro Giachino che morì poco dopo e a cui venne conferita successivamente la Croce all'eroico valore in combattimento. Il resto della squadra ripiegò, mantenendo però una forte pressione attraverso l'uso di granate flash-bang e continui cambi di posizione che fecero credere ai britannici di essere di fronte a forze di molto superiori rispetto a quelle reali. Ciò risultò decisivo per la loro resa. Alle 6:20, dall'ARA Cabo San Antonio (Q-42) sbarcò la compagnia E con veicoli anfibi LVTP-7 e LARC-5 del 2º battaglione fantería di Marina; orientandosi con i radiofari che erano stati collocati dagli incursori sbarcati dall'ARA Santa Fe (S-21), raggiunsero l'aeroporto, sotto il comando del comandante Santillans. Poco dopo sbarcò anche la compagnia D che occupò il faro senza trovare resistenza.

Un LVTP di pattuglia per le strade di Stranley subito dopo l'occupazione

Durante l'avanzata,la compagnia E venne per la prima volta attaccata dalla fanteria inglese, che riuscì a danneggiare un blindato LVTP-7 senza però ferire l'equipaggio. Informato degli scontri, il responsabile dello sbarco, il contrammiraglio Busser, decise di aviotrasportare sulla costa il primo battaglione di fanteria di marina armato di lanciarazzi da 105 mm .

Alle ore 8:30, il governatore Hunt ed il maggiore Norman discussero sulla possibilità di disperdersi all'interno dell'isola per iniziare una guerriglia, ma credendosi circondati, decisero di arrendersi e fecero portare il vice commodoro Héctor Gilobert, un infiltrato argentino residente nelle isole, in realtà facente parte dei servizi di informazione della FAA, per fare da intermediario[4].

Un'ora dopo, il governatore Hunt offrì la resa al contrammiraglio Busser.

Centoquarantanove anni di dominio coloniale britannico erano finiti. Un aereo militare avrebbe portato quello stesso giorno il governatore a Montevideo, da dove si sarebbe imbarcato per Londra.

modifica La vita sotto l'occupazione

L'Argentina cominciò a fare alcuni cambiamenti significativi alla cultura delle isole Falkland, nonostante avesse in principio assicurato che il modo di vita e l'identità culturale degli isolani sarebbe stata rispettata. L'Argentina cambiò il nome di Port Stanley in Puerto Argentino, rese lo spagnolo la lingua ufficiale delle isole e comandò che si guidasse sul lato destro della strada, dipingendo frecce sulle strade indicanti la direzione del traffico e cambiando la posizione dei segnali stradali. Nonostante le frecce, gli isolani continuarono a guidare sulla sinistra, dimostrando la propria determinazione a rimanere britannici.

modifica La riconquista britannica: Operazione Corporate

A fronte dell'opinione pubblica nel Regno Unito, che sosteneva in buona parte l'intenzione del proprio governo di riprendere il controllo delle isole, l'opinione internazionale era piuttosto divisa. Per alcuni, il Regno Unito si presentava come una ex potenza coloniale, che cercava di mantenere una colonia distante sottraendola ad un potere locale: questo era per altro il messaggio suggerito dagli argentini sin dall'inizio[5]. Altri sostenevano il Regno Unito fosse una democrazia stabile che aveva subito un attacco da una dittatura militare. La diplomazia inglese suggeriva che gli isolani delle Falkland avevano il diritto di usare il principio di autodeterminazione ed esibiva un'apparente buona volontà verso il compromesso[6] [7], al punto che il segretario generale delle Nazioni Unite si disse stupito dell'apertura del Regno Unito. L'Argentina però rifiutò l'approccio britannico, basando i propri argomenti sul diritto al territorio sviluppato prima del 1945 e la creazione dell'ONU. Molti membri dell'ONU realizzarono che, se pretese territoriali così vecchie potevano risorgere, e delle invasioni di terre potevano essere permesse senza reagire, allora neanche i propri confini sarebbero stati al sicuro. Così il 3 aprile il Consiglio di Sicurezza dell'ONU passò la risoluzione 502, chiedendo il ritiro delle truppe argentine dalle isole e la cessazione delle ostilità[8].

Il 10 aprile la Comunità Economica Europea approvò delle sanzioni economiche contro l'Argentina[9]. Tali sanzioni della durata di un mese furono successivamente approvate con l'esclusione di due paesi membri su 10, che, pur non sostenendo l'Argentina, preferirono non aderire alle sanzioni. L'Italia non aderì per evidenti motivi di opportunità, legati alla massiccia presenza di cittadini italiani o discendenti di italiani tra la popolazione argentina, e l'Irlanda per via del diffuso sentimento anti-britannico relativo anche alla questione dell'Ulster (considerato allora come territorio irlandese occupato dai britannici).

Il presidente Ronald Reagan e l'amministrazione degli Stati Uniti non emisero condanne diplomatiche, ma fornirono sostegno di spionaggio ai militari britannici.

A questo punto la decisione venne presa: le Falkland sarebbero state riprese con la forza; non poco contribuì a questa decisione il parere di sir Henry Leach, all'epoca Primo Lord del Mare e Capo di Stato Maggiore della Royal Navy, che, su una esplicita richiesta del Primo Ministro riguardo alla possibilità di riprendersi le isole, disse "Sì, possiamo riprendercele", e poi aggiunse "e dobbiamo"; la Thatcher rispose "Perché?", e Leach: "perché se non lo facciamo, in pochi mesi vivremo in un paese diverso la cui parola non conterà niente"[10]. I britannici chiamarono la contro-invasione Operation Corporate. Quando la task force lasciò la Gran Bretagna, il giornale americano Newsweek scrisse in copertina The Empire Strikes Back! ("L'impero colpisce ancora!") utilizzando il titolo di un celebre film.

Nonostante tutto, l'ONU reiterava la richiesta di una soluzione pacifica con la risoluzione 505 del 26 maggio 1982[11].

modifica Le forze in campo a disposizione

Nell'elenco sotto specificato alcune delle navi inglesi di appoggio sono indicate genericamente raggruppandole per tipologia di appartenenza e consistenza numerica; è il caso del naviglio civile requisito per l'occasione e delle cisterne e rifornitori di squadra.

Ordine di battaglia
Argentina Regno Unito
Forze complessive impegnate nella difesa delle isole(comandante sulle isole:brigadier generale Mario Benjamín Menéndez)
  • Portaerei Veinticinco de Mayo della classe Colossus, con gruppo aereo imbarcato composto da A-4 Skyhawk e Breguet Super Etendart
  • Cacciatorpediniere lanciamissili ARA Hércules (D-1) della classe Type 42 (4.100 t) con 4 lanciamissili singoli MM-38 Exocet antinave, 1 lanciamissili binato antiaereo Sea Dart, 1 cannone da 114 mm, 2 cannoni da 20 mm antiaerei, 2 lanciasiluri tripli da 324 mm e 1 elicottero Westland Sea Lynx (1977).
  • Cacciatorpediniere lanciamissili ARA Santísima Trinidad (D-2) (4.100 t) (4.100 t) con 4 lanciamissili singoli MM-38 Exocet antinave, 1 lanciamissili binato antiaereo Sea Dart, 1 cannone da 114 mm, 2 cannoni da 20 mm antiaerei, 2 lanciasiluri tripli da 324 mm e 1 elicottero Westland Sea Lynx (1981).
  • 1 incrociatore della classe Boise (ARA Manuel Belgrano), con 12 cannoni da 152mm.
  • 2 cacciatorpediniere classe Allen M. Sumner (ARA Piedra Buena (D-29) e Bouchard (D-26))
  • Rimorchiatore ARA Alferez Sobral della classe Sotomoyo
  • Sottomarino ARA Santa Fe (S-21) (1.526 t) (Classe Balao ex-USS Catfish SS 339) con 10 tubi lanciasiluri da 254 e 533 mm (1944, modernizzato nel 1960).
  • 1º e 2º Battaglione di fanteria di marina blindato (con veicoli anfibi LVTP-7 e LARC-5).
  • 10ª brigata di fanteria dell'Ejercito Argentino
  • 601° battaglione elicotteri dell'Aviazione dell'Ejercito Argentino
  • C-130 Hercules, Mirage IIIC, FMA Pucarà, Aermacchi MB339A e IAI Dagger della Fuerza Aerea Argentina
Forze dell'operazione Corporate(comandante Task Group 317.8 (squadra da battaglia): contrammiraglio John Woodward (HMS Hermes); comandante Task Group 317.0 (gruppo anfibio): commodoro Clapp (HMS Fearless); comandante squadra di rifornimento: commodoro S.C. Dunlop; comandante forze di terra: generale dei Royal Marines Jeremy Moore)
  • Porterei Hermes (ammiraglia della squadra) con velivoli Sea Harrier ed elicotteri Sea King
  • Portaerei Invincible con velivoli Sea Harrier ed elicotteri Sea King
  • 1 cacciatorpedienere della classe Type 82: HMS Bristol (D23)
  • 5 cacciatorpediniere della classe Type 42: Coventry, Sheffield, Birmingham, Cardiff, Glasgow
  • 2 cacciatorpediniere della classe County: Glamorgan, Exeter
  • 2 fregate della classe Type 22: Broadsword e Brilliant
  • 7 fregate della classe Type 21: Antelope, Active, Ambuscade, Arrow, Alacrity, Ardent, Avenger
  • 2 fregate della classe Type 12M (Rothesay) : Plymouth e Yarmouth
  • 2 fregate della classe Type 12I (Leander): Andromeda, Argonaut, Minerva, Penelope [12]
  • 10 petroliere di squadra
  • 6 navi logistiche da sbarco (LSL, Landing Ship Logistic): RFA Sir Bedivere (L3004), RFA Sir Galahad (L3005), RFA Sir Geraint (L3027), RFA Sir Lancelot (L3029), RFA Sir Percivale (L3036), RFA Sir Tristram (L3505)
  • 5 navi rifornimento militari
  • 1 nave supporto elicotteri: HMS Engadina
  • 5 sommergibili nucleari delle classi Churchill, HMS Conqueror (S84) e HMS Courageous (S50), Swiftsure , HMS Spartan e HMS Splendid, e Valiant, HMS Valiant (S102)
  • 1 sommergibile diesel-elettrico della classe Oberon: HMS Onyx
  • 2 navi da sbarco (LPD, Landing Platform Docks): HMS Fearless e HMS Intrepid
  • navi RFA Tidespring e RFA Stromness
  • 6 navi mercantili, tra cui la Atlantic Conveyor, attrezzate in vario modo per il trasporto di elicotteri Chinook e aerei Harrier GR.3
  • 9 navi traghetto RORO civili, ta cui il Norland
  • 7 navi da carico civili
  • 15 petroliere
  • 8 rimorchiatori / navi
  • Transatlantico Canberra utilizzato come trasporto truppe
    • Rompighiaccio Endurance
  • velivoli Harrier GR.3 (arrivati più tardi a bordo di nave da trasporto per affiancare i Sea Harrier)
  • bombardieri Avro Vulcan (dall'aeroporto di Ascension)
  • Brigata anfibia dei Royal Marines con 42° e 45° Commando, rinforzata da 2° e 3° battaglione paracadutisti del The Parachute Regiment
  • 5ª brigata di fanteria (con i battaglioni Welsh Guard, Scots Guard e Gurka)
  • elementi del SAS e dello SBS


modifica La task force britannica

La HMS Invincible, ammiraglia della task force, nella zona di esclusione totale nel 1982; questa foto sarebbe stata scattata dopo il presunto riuscito attacco aereo argentino, a dimostrazione della mancanza di danni sul lato di dritta.

I britannici furono veloci ad organizzare una pressione diplomatica contro l'Argentina ed a causa della grande distanza tra le Falkland ed il Regno Unito, si affidarono ad una task force navale, centrata sulle portaerei HMS Hermes e HMS Invincible comandate dall'ammiraglio John "Sandy" Woodward. Questa task force avrebbe dovuto essere autosufficiente e capace di proiettare la propria forza d'attacco lungo l'area litoranea delle isole. A comporla, in aggiunta alle due portaerei, buona parte delle navi da guerra d'altura, dalle fregate Type 12, Type 21 e Type 22, ai cacciatorpediniere Type 42. In particolare le due allora nuovissime fregate Type 22, la Broadsword e la Brilliant ebbero il loro banco di prova operativa, mentre la portaerei HMS Illustrious, appena consegnata, fece le sue prove in mare durante il viaggio per le Falkland raggiungendo la flotta subito dopo la fine delle operazioni.

Un secondo componente fu la spedizione di assalto anfibio, comandata dal commodoro M.C. Clapp RN. Contrariamente a ciò che si credeva, l'ammiraglio Woodward non comandava la spedizione del commodoro Clapp. Di essa facevano parte, oltre alle navi della marina britannica HMS Fearless e HMS Intrepid, la nave mercantile Atlantic Conveyor con un carico di elicotteri e materiale per piste di atterraggio di fortuna; quest'ultima verrà affondata da missili Exocet argentini. Inoltre seguivano la flotta le navi logistiche da sbarco RFA Sir Tristram e RFA Sir Galahad. La Sir Tristram verrà anch'essa gravemente danneggiata dalle bombe argentine

Le forze imbarcate comprendevano la 3ª Brigata Commando di Royal Marines (costituita dal 42º e 45º Commando e rinforzata da e 3º Para, dove Para è l'abbreviazione britannica per indicare i battaglioni paracadutisti facenti parte del Parachute Regiment (il reggimento paracadutisti erede delle tradizioni dei red devils che combatterono ad Arnhem) e la 5ª Brigata di Fanteria (costituita da Welsh Guard, Scots Guard e Gurka). Sia Clapp sia Woodward riferivano direttamente al Comandante della Flotta in Capo, l'ammiraglio Sir John Fieldhouse, in Gran Bretagna, che era soprattutto comandante dell'operazione. Per mantenere il naviglio neutrale al di fuori della zona durante la guerra, il Regno Unito dichiarò un'area di esclusione totale nel raggio di 200 miglia nautiche (370 km) intorno alle Falkland, prima di dare inizio all'operazione.

modifica La campagna

Le operazioni belliche durarono dal 19 aprile, data dell'arrivo nell'area del sottomarino HMS Conqueror al 20 giugno, data della resa di Port Stanley. L'arrivo della flotta britannica venne monitorato da un Boeing 707 argentino, che sebbene intercettato da uno Harrier britannico, non venne abbattuto per ragioni diplomatiche, visto che erano ancora in essere trattative tra i due paesi.

modifica La riconquista della Georgia australe

Per approfondire, vedi la voce Ricognizione speciale.
La posizione dell'arcipelago della Georgia Australe, evidenziate nel rettangolo rosso.

I britannici decisero di iniziare la riconquista del possedimento partendo dalle isole della Georgia australe; le considerazioni alla base di questa scelta erano di due tipi: in primo luogo la flotta avrebbe avuto a disposizione una base molto più vicina dell'isola di Ascensione, anche se senza un aeroporto, ed in secondo luogo l'impatto sul morale delle due parti sarebbe stato rilevante. L'operazione venne denominata Paraquet (parrocchetto, un tipo di pappagallo), ma le truppe storpiarono il nome in Paraquat (un forte diserbante), ironizzando sul fatto che l'operazione sarebbe stata letale per loro appunto come il diserbante.

La riconquista iniziò il 21 aprile, dopo che il giorno precedente le isole erano state mappate dal radar di un bombardiere Victor. Elementi del 42mo Commando dei Royal Marines, dello SBS e del SAS sbarcarono dalla nave RFA Tidespring, appoggiate da una fregata type 22, la HMS Brilliant, un cacciatorpediniere della classe County, la HMS Antrim, una fregata type 12M, la HMS Plymouth, il rompighiaccio HMS Endurance e dal cacciatorpediniere type 42 HMS Glasgow. Inoltre in area operava il sommergibile della classe Churchill HMS Conqueror. Quando il sommergibile ARA Santa Fe, un vecchio battello diesel-elettrico di costruzione americana della classe Balao, venne rilevato, venne immediatamente attaccato con cariche di profondità e missili AS.12 dagli elicotteri delle navi nell'area tra cui due Westland Wasp decollati dalla HMS Endurance, e per i gravi danni riportati fu arenato dall'equipaggio sulla punta King Edward dell'isola Georgia del Sud.

La scarsa guarnigione argentina, sia pure con l'aggiunta dell'equipaggio del Santa Fe, non poteva resistere all'assalto diretto dei commandos britannici, appoggiati dai cannoni delle navi in area, e si arrese quando si venne a trovare sotto il fuoco delle truppe che avevano preso terra. In seguito alla resa, venne mandato il seguente messaggio in Gran Bretagna: "Compiacetevi di informare Sua Maestà che la White Ensign (la bandiera della marina da guerra britannica) sventola a fianco della Union Jack nella Georgia del Sud. Dio salvi la Regina." Il primo ministro Thatcher nel dare la notizia alla stampa, disse: "Semplicemente gioite alla notizia!"[13]

modifica L'affondamento del General Belgrano

Per approfondire, vedi la voce ARA General Belgrano (C-4).
L'incrociatore General Belgrano ad Ushuaia qualche giorno prima dell'affondamento

Tra i fatti più clamorosi della campagna, certamente rientra l'affondamento dell'incrociatore argentino ARA General Belgrano, silurato dal sottomarino britannico a propulsione nucleare HMS Conqueror. L'attacco avvenne il 2 maggio appena all'esterno della zona di esclusione marittima, con la perdita di 300 tra i 1000 uomini dell'equipaggio. In effetti il Belgrano, che proveniva da sud ovest, scortato da due cacciatorpediniere lanciamissili armati con missili Exocet, avrebbe potuto facilmente penetrare nella zona di operazioni e lanciare un attacco contro le portaerei e le loro unità di scorta, operando a tenaglia con la portaerei ARA Veinticinco de Mayo che arrivava da nord. Ciò spinse i britannici ad effettuare l'attacco. Dopo questo episodio, e vista la scarsa capacità ed efficacia antisommergibili delle navi argentine, la Veinticinco de Mayo non partecipò ad alcuna operazione per tutto il prosieguo del conflitto, mentre le sue unità aeree continuarono gli attacchi dalle basi terrestri.

modifica Le missioni Black Buck

L'Avro 698 Vulcan con matricola XM607, partito dalla pista di Ascension, fu il primo Vulcan ad effettuare un raid Black Buck

Altro fatto saliente furono le missioni di bombardamento Black Buck, effettuate dalla Royal Air Force con i bombardieri strategici Avro Vulcan su Port Stanley attraverso un massiccio supporto di aviocisterne per il rifornimento in volo, nella misura di ben 11 aviocisterne Handley Page Victor per ogni aereo usato per l'incursione. Vi furono sette raid Black Buck. In due di esse, di tipo SEAD, i Vulcan portarono dei missili Shrike per colpire i radar argentini stazionanti sulle isole. Queste missioni rimasero, fino alla prima guerra del Golfo, le più lunghe missioni di bombardamento della storia e servirono a dimostrare agli argentini che, se Port Stanley era alla portata dei bombardieri, lo era ancor di più Buenos Aires, oltre che a minare il morale delle truppe occupanti e rendere inutilizzabile la pista dell'aeroporto[14]. Su una di queste missioni si basa il saggio Vulcan 607, scritto da Rowland White.

In realtà la pista di Port Stanley rimase agibile, anche se solo per gli aerei tattici come i Pucarà e gli Aermacchi MB339, così come per i C130 Hercules da trasporto. I caccia supersonici, però, non poterono più usare la pista come punto di appoggio, e furono costretti a partire dalla terraferma; questo però limitò le missioni ai soli aerei dotati di sonda per il rifornimento in volo, tra i quali non rientravano i Dagger e i Mirage III, in quanto di fatto la loro autonomia non consentiva loro di impegnarsi in combattimento aereo una volta sulle isole. I Mirage vennero pertanto ritirati a difendere la terraferma da eventuali attacchi inglesi, anche se quasi subito questi dichiararono che non avrebbero effettuato missioni sul territorio nazionale argentino.

Non tutti gli inglesi sono concordi sulla efficacia delle missioni Black Buck. In particolare, il comandante [15] Nigel "Sharkey" Ward, pilota di Sea Harrier e comandante dello RNAS 801 Naval Air Squadron basato sulla HMS Invincible, accreditato di oltre sessanta missioni di combattimento e di tre abbattimenti (un Pucarà, un Hercules ed un Dagger) e decorato con la Distinguished Flying Cross, nel suo libro "Sea Harrier Over the Falklands: A Maverick at War" [16] si mostrò molto critico sui risultati ottenuti in relazione ai costi, sostenendo che con il costo sostenuto per sganciare la sola bomba che effettivamente colpì la pista si sarebbero potute effettuare decine di missioni con gli Harrier causando danni ben maggiori.

modifica L'affondamento dello HMS Sheffield

Aereo da attacco antinave Dassault Super Étendard di fabbricazione francese esposto alla Base Aeronaval Comandante Espora, Bahia Blanca. Questo esemplare è quello che ha affondato l'Atlantic Conveyor, come si nota dalla sagoma stilizzata sul muso
Il sottotenente pilota Harrison dello Squadron 801 della Fleet Air Arm ispeziona un Sea Harrier sul ponte della HMS Invincible

Due giorni dopo l'affondamento del Belgrano, l'aviazione di marina argentina affondò a sua volta il cacciatorpediniere HMS Sheffield, della classe Type 42. Due Super Étendard armati ognuno di un missile Exocet AM39 (dei soli cinque in possesso degli argentini), decollati dalla base di Rio Grande, dopo un rilevamento da parte di un Lockheed P2V Neptune argentino, attaccarono lo Sheffield che era posto come picchetto radar in posizione avanzata insieme con la gemella Glasgow e un'altra Type 42. Il Glasgow intercettò i missili lanciati dagli aerei dopo una manovra di pop-up (innalzamento improvviso di quota dopo un volo radente) e notificò l'allarme all’Hermes, ma questo venne considerato un falso allarme dovuto ad eco. Dei due missili, uno attaccò e mancò l'HMS Yarmouth (fregata Type 12) che aveva lanciato dei chaff, ma l'altro colpì lo Sheffield che bruciò per sei giorni dopo essere stato abbandonato dall'equipaggio, che contò 20 morti e 24 feriti.

modifica La guerra aerea

Per approfondire, vedi la voce Guerra aerea delle Falkland.
Sea Harrier della Fleet Air Arm, la forza aerea della Royal Navy britannica.
Storica foto di uno A-4 Skyhawk della Fuerza Aérea Argentina con serbatoi subalari e una singola bomba da 1 000 libbre (454 kg) in posizione ventrale in volo verso le Falkland, pilotato dal tenente Casco, che non farà ritorno; notare a sinistra il terminale del tubo per il rifornimento in volo di un'aerocisterna fuori campo

Durante queste varie fasi, il confronto in aria divenne sempre più serrato, ma in sostanza a senso unico, visto che gli inglesi Sea Harrier, con la loro spinta vettoriale e grande manovrabilità, unita ai missili Sidewinder AIM9-L, in grado di attaccare anche frontalmente gli avversari, erano inattaccabili dagli argentini i cui caccia volavano ad alta velocità ed erano facilmente evitati dagli inglesi, i quali poi lanciavano i loro missili a guida termica con grande precisione. In questa fase l'Harrier fu soprannominato dagli argentini "la muerte negra", la morte nera, per il loro colore ardesia. Diverso era il discorso negli attacchi aerei, nei quali lo Harrier era vulnerabile all'artiglieria antiaerea ed ai missili a guida termica, verso i quali poteva opporre dei flare (bengala) relativamente efficaci. Di conseguenza, diversi Harrier Gr.Mk.3 e alcuni Sea Harrier vennero abbattuti dalla contraerea, sia con il tiro di cannoni che con missili terra-aria spalleggiabili, senza perdite tra i piloti. Per contro, i sistemi di difesa superficie-aria britannici erano alquanto inefficaci, sia per quanto riguarda i missili Sea Dart e relativi radar di tiro, sia per i cannoni per la difesa ravvicinata, e i piloti argentini riuscirono ad affondare in totale sette navi e a danneggiarne gravemente altre, tra cui la HMS Glasgow, un cacciatorpediniere Type 42, che rientrò nel Regno Unito squarciato da una bomba inesplosa.

modifica Le operazioni speciali

L'incisività degli attacchi aerei argentini convinse i britannici a programmare alcune operazioni di forze speciali, principalmente a cura del SAS ma anche dello Special Boat Squadron (in seguito divenuto Service). In una di queste, vi fu uno scontro nel buio nel quale una pattuglia del SAS ed una dello SBS si affrontarono, con feriti, prima di riconoscersi. Comunque, il 14 maggio, un gruppo di SAS sbarcò sull'isola di Pebble, dove gli argentini avevano allestito una pista di volo in erba e fecero saltare in aria gli aerei presenti, di tipo FMA IA 58 Pucarà e T-34 Mentor, addestratori-ricognitori.

Ma ancora più grave per le navi britanniche era la minaccia dei Super Étendard con i loro missili Exocet; fu quindi decisa una missione sulla loro base di Rio Grande, in territorio argentino, che prevedeva l'atterraggio di due Hercules C-130 con circa cinquantacinque commandos del SAS, e lo sbarco in contemporanea dal mare di altri ventiquattro incursori su battelli d'assalto gonfiabili del tipo Zodiac[17]. L'area dell'incursione era difesa da quattro battaglioni di fanteria di marina a pieno organico che, pochi anni prima, erano stati addestrati da istruttori britannici del SBS[18]. Dopo la guerra, i comandanti della marina argentina ammisero che si aspettavano un attacco di questo tipo, ma non avevano pensato ad un atterraggio d'assalto; comunque, in una simile eventualità, avrebbero inseguito gli attaccanti anche in territorio cileno[19].

Alla fine l'operazione fallì perché una squadra di ricognizione, inviata a bordo di un elicottero Sea King dalla HMS Invincible, a causa del cattivo tempo si trovò a 50 nm dall'obiettivo e dovette deviare verso il territorio cileno; il solo pilota, dopo aver fatto evacuare la squadra da ricognizione, incendiò l'elicottero e si consegnò alle autorità cilene, provocando una considerevole attenzione internazionale sull'accaduto e le proteste degli argentini; la missione venne a quel punto abortita[20].

modifica Lo sbarco a San Carlos

Una carta delle isole Falkland con evidenziata la zona dello sbarco a San Carlos

La notte del 21 maggio le forze britanniche sbarcarono a San Carlos. La forza da sbarco era composta da unità scelte dei Royal Marines e del Parachute Regiment. 4000 uomini, della 3rd Commando Brigade, sbarcarono nella baia dalla RFA Stromness, dalle HMS Interpid e Fearless e dalla nave traghetto RORO Norland in quattro punti diversi. L'intensità degli attacchi aerei argentini sull'area da quel momento fu tale che i britannici la soprannominarono The Bomb Alley (il vicolo delle bombe). Durante tali attacchi tre navi britanniche furono affondate, le fregate type 21 Ardent ed Antelope e la motonave Atlantic Conveyor, oltre al cacciatorpediniere Coventry che fungeva da esca al di fuori della baia, mentre altre due fregate, la Argonaut e la Brilliant, furono danneggiate. Durante gli attacchi gli argentini persero venti aerei. In particolare, la perdita della Atlantic Conveyor fu un grave danno logistico per gli inglesi, visto che conteneva grosse scorte non immediatamente rimpiazzabili. La perdita dell'unità diede origine a forti polemiche poiché la nave non era stata dotata di alcun dispositivo di disturbo ed inganno, attivo o passivo, perché non considerata una unità di alto valore. [21] Dodici membri dell'equipaggio morirono, incluso il comandante al quale venne conferita la Distinguished Service Cross alla memoria. Inoltre, la nave era stata dotata di un ponte di volo dal quale partivano i grossi elicotteri CH-47 Chinook che aviorifornivano le altre navi e le truppe a terra, e molti tra gli elicotteri disponibili per l'attacco furono distrutti con la nave. I rimpiazzi arrivarono solo dopo diversi giorni.

La Atlantic Conveyor durante le operazioni, con un Sea Harrier librato ed alcuni Chinook sul ponte, parzialmente riparati dai container

Subito dopo lo sbarco, iniziarono i bombardamenti notturni a bassa quota da parte argentina, condotti dagli English Electric Canberra armati con bombe a caduta libera. Queste bombe erano dotate di un dispositivo di sicurezza che ne impedisce l'esplosione prima di un tempo minimo percorso in volo, per evitare che l'esplosione investa anche l'aereo attaccante; ma gli aerei argentini, nel tentativo di evitare l'artiglieria contraerea e i missili spalleggiabili Stinger (forniti dagli Stati Uniti nonostante l'embargo), oltre ai sistemi d'arma missilistici di tipo Rapier portati dai Sea King della Royal Navy durante le fasi iniziali dello sbarco, attaccavano a quota bassissima, così come i loro colleghi dell'aviazione navale, e molte bombe rimanevano così inesplose. Solo dopo diversi giorni, le bombe vennero dotate di dispositivi di innesco ritardato per risolvere il problema. Furono gli stessi britannici, tramite il World Service della BBC a pubblicare la notizia, con forti proteste da parte dei militari, come raccontò l'ammiraglio Woodward nella sua biografia[22]; in un altro caso la BBC anticipò la notizia di un attacco da parte del Para 2 (il secondo battaglione paracadutisti) ed il colonnello H. Jones manifestò la sua intenzione di far incriminare per tradimento i responsabili di alto livello dell'emittente, ma restò ucciso in azione prima di poter portare avanti l'accusa.

La Atlantic Conveyor in fiamme dopo essere stata colpita, il 25 maggio, da un missile Exocet

Viceversa, gli Harrier britannici erano dotati di bombe a caduta ritardata (con dei paracadute frenanti) che permettevano quindi di disimpegnarsi con largo anticipo rispetto all'esplosione anche volando a quota bassissima. Inoltre gli Harrier erano dotati di razziere per razzi FFAR [23] da 70mm, micidiali a distanza ravvicinata. Infatti, nessun Harrier venne abbattuto in duello aereo, ma tutte le perdite furono dovute al fuoco dell'artiglieria o, almeno in un caso, a missili superficie-aria.

modifica Battaglia di Goose Green

Nella mattina del 27 maggio, 500 paracadutisti del Para 2, comandati dal tenente colonnello Jones, sbarcarono a Goose Green e Darwin, sulle sponde opposte dello stretto istmo che unisce la parte nord e quella sud dell'isola principale. L'obiettivo era quello di allargare la testa di ponte di San Carlos. Il battaglione era supportato da una batteria di obici da 105mm del 29° Commando Regiment della Royal Artillery, da un plotone di missili anticarro MILAN e da elicotteri Westland Scout. Inoltre, durante lo svolgimento della battaglia, venne fornito supporto aereo ravvicinato da una sezione di tre Harrier ed un bombardamento navale da parte della fregata HMS Arrow.

La difesa della posizione di Goose Green era affidata alla Task Force Mercedes, composta principalmente dal 12° reggimento fanteria argentino (RI 12), che presidiava anche l'aeroporto Condor, base di aerei da attacco FMA Pucarà ed elicotteri[24]. A questi si aggiungeva una compagnia del 25° Reggimento Fanteria (RI 25), che era composto di coscritti con un addestramento avanzato in stile ranger. Questo addestramento era stato voluto dal tenente colonnello Mohamed Ali Seineldin, considerato il "padre" delle forze speciali dell'esercito argentino, e il reggimento aveva il nome non ufficiale di 25° Regimiento Infantaria Spécial. La difesa antiaerea era assicurata da due batterie, una delle quali basata su sei mitragliere da 20mm Rheinmetall gestite da personale della FAA e l'altra su due cannoncini da 35mm a guida radar del GADA 601, il gruppo artiglieria antiaerea impegnato anche nella difesa di Port Stanley; queste armi però potevano altrettanto bene essere utilizzate nel tiro contro bersagli terrestri. Infine vi erano 4 obici da 105mm Oto Melara del 4° reggimento artiglieria aviotrasportata.

L'isola di East Falkland con la testa di ponte di San Carlos, Teal Inlet, Mount Kent e Mount Challenger

La località era fuori dalla direttrice di avvicinamento al capoluogo, ma era comunque a distanza relativamente breve (una quarantina di chilometri in linea d'aria dalle spiagge di San Carlos e inoltre ospitava un aeroporto dal quale gli aerei da appoggio tattico Pucarà avrebbero potuto compiere dei pericolosi raid contro le truppe a terra e gli elicotteri da trasposto inglesi. Dopo due giorni ed una notte di intensi combattimenti, il 28 maggio Goose Green capitolò e 1050 argentini vennero fatti prigionieri. Il colonnello Jones morì durante i combattimenti e fu insignito della Victoria Cross alla memoria mentre il suo vice, maggiore Chris Keeble, fu insignito del Distinguished Service Order. Il comandante argentino, tenente colonnello Italo Piaggi, cadde in disgrazia per la resa e terminò la sua carriera militare.

modifica L'avvicinamento a Port Stanley

A questo punto, avendo allargato di molto la testa di ponte sull'isola di East Falkland, iniziò la marcia di avvicinamento a Port Stanley. Unità del 3° Para e del 45 Commando dei Royal Marines si avviarono verso Tear Inlet; inoltre altri reparti presero la strada (in effetti il 42 Commando venne eliportato su Mount Kent) dei due monti che dominano il capoluogo: Mount Kent e Mount Challenger. Ma anche gli argentini avevano ben presente l'importanza strategica dei due rilievi, ed inviarono due compagnie, la 601a Commando e la 602 delle forze speciali della Gendarmeria, dotate di missili antiaerei Blowpipe, a Stanley dall'Argentina per via aerea, col compito di rinforzare quell'area. L'operazione, ideata dal comando a Port Stanley, venne denominata appunto Autoimpuesta (decisa autonomamente). Di conseguenza, quando i britannici attaccarono, il 30 maggio Mount Kent, con unità del SAS e del reparto di montagna della 3ª brigata Commando, trovandosi sotto il fuoco nemico richiesero l'appoggio aereo ravvicinato; un Harrier, pilotato dallo squadron-leader[25] Jerry Pook, venne abbattuto dal fuoco delle armi leggere durante gli attacchi al suolo. Il 31 maggio vi fu un duro scontro a fuoco tra truppe speciali delle due parti, noto come la battaglia di Top Malo House, nella quale poche decine di commandos argentini e di Royal Marines britannici combatterono per una casa in cima ad una collina situata in posizione strategica. Circondati, gli argentini dovettero arrendersi, non senza morti e feriti da ambo le parti, ma solo dopo 45 minuti di intenso fuoco, durante il quale dovettero fuggire dalla casa in fiamme e rifugiarsi in un vicino canalone. Non avendo alcuna possibilità di fuga, infine il comandante capitano Josè Vercesi si arrese infine ai Royal Marines. Dopo aver provato a rinforzare la posizione con reparti dotati di moto da cross e Land Rover, gli argentini dovetterio ritirarsi sotto il fuoco dei mortai da 81mm dei Royal Marines.

Il Grupo de Artillería Antiaérea (GADA) 601 vicino ad un bunker stile seconda guerra mondiale vicino Stanley

Come gli inglesi, gli argentini fecero largo uso di elicotteri per l'inserzione e l'estrazione di truppe. Durante una di queste operazioni, il 30 maggio, un Aérospatiale SA 330 Puma del 601° battaglione dell'Aviazione dell'Esercito argentino, fu abbattuto da un missile Stinger lanciato da un commando del SAS. L'episodio è citato anche da Andy McNab nel suo libro Pattuglia Bravo Two Zero. L'elicottero trasportava un gruppo delle Forze Speciali della Géndarmeria Nacional, e sei militari morirono nell'episodio; altri otto rimasero feriti.

modifica Bluff Cove e Fitzroy

Il relitto della Sir Tristram abbandonato a Fitzroy

Continuando l'avanzata inglese verso Port Stanley, vennero sbarcati ulteriori rinforzi, comprendenti la 5a brigata di fanteria, composta dai reggimenti gurkha, delle Welsh Guards e delle Scots Guards. Contemporaneamente, continuarono gli attacchi aerei argentini, e Super Etendard e Skyhawk impegnarono gli Harrier e le difese antiaeree delle navi inglesi. Il 30 maggio gli argentini, che avevano stabilito la posizione della HMS Invincible a 51°38'S 53°38'W, congegnarono un attacco con quattro Skyhawk muniti di bombe a caduta ritardata e due Super Etendard, uno dei quali portava l'ultimo missile Exocet aria-superficie rimasto nei loro arsenali. Negli attacchi aerei che seguirono, gli argentini rivendicarono di aver colpito la HMS Invincible, che sarebbe rimasta fuori dalla zona di operazioni per due settimane. I britannici negarono ufficialmente [26]. Secondo la versione inglese, l'Exocet venne distrutto dal fuoco dei cannoni Dual Purpose da 114mm delle navi di scorta (la fregata HMS Avenger) mentre i piloti argentini degli Skyhawk, che si erano messi nella scia del missile per il proprio attacco, dichiararono di aver visto «una gran columna de humo negro en el horizonte». Uno degli Skyhawk fu abbattuto da un missile SeaDart e, sempre secondo gli argentini, il motore sarebbe caduto su uno degli ascensori della portaerei causando un piccolo incendio.

Il 1 giugno, un missile Roland lanciato da terra abbatté un Sea Harrier.

L'8 giugno le RFA Sir Galahad e Sir Tristram, due navi logistiche (LSL - Landing Ship Logistic) della marina inglese da circa 5.000 tonnellate, vennero colpite e, oltre ai 56 morti a bordo, vennero distrutti quasi tutti gli elicotteri Chinook da trasporto. La Sir Galahad, ormai inservibile, venne silurata ed affondata dal sottomarino HMS Onyx, un diesel-elettrico della classe Oberon, ed è oggi riconosciuta come cimitero di guerra, mentre la Sir Tristram, sebbene gravemente danneggiata, venne trasportata in Gran Bretagna e ricostruita, e servì anche nella prima guerra del golfo.

modifica L'assalto finale

Prigionieri argentini sfilano a Port Stanley dopo la capitolazione

Dopo gli sbarchi a San Carlos e a Goose Green, le forze britanniche dettero l'assalto finale a Port Stanley, con gli argentini martellati dai bombardamenti aerei ai quali non potevano controbattere efficacemente. Restava però in funzione il ponte aereo notturno argentino, con i C-130 Hercules che rifornivano, seppure parzialmente, il capoluogo e la sua guarnigione, evacuando anche i feriti più gravi. Nella notte dell'11 giugno, dopo aver effettuato tutti i preparativi logistici e le necessarie ricognizioni, venne lanciato l'attacco finale. La forza impiegata aveva la consistenza di una brigata e attaccò contemporaneamente tre delle alture che circondano Port Stanley, con le forze impegnate protette dall'appoggio aereo ravvicinato degli Harrier e dal fuoco delle artiglierie navali. La 3ª brigata di Commando attaccò le alture di Mount Harriet, Two Sisters e Mount Longdon.

Questa battaglia costò ai britannici anche 13 morti sul cacciatorpediniere Glamorgan che, approssimatosi alla riva, venne colpito da una batteria di Exocet navali improvvisata a terra dai tecnici che erano già imbarcati sul cacciatorpediniere ARA Seguì, e la precaria installazione era stata denominata umoristicamente "ITB", sigla di Instalación de Tiro Berreta («berreta» significa in gergo «di scarsa qualità»); ciò nondimeno, centrò il bersaglio causando oltre ai 13 morti, la distruzione dell'hangar e dell'elicottero Wessex di bordo. Dopo la guerra, gli inglesi studiarono il dispositivo e ne ricavarono un "dispositivo di difesa costiera Excalibur"[27]. Dopo una notte di combattimenti, queste colline che dominano Port Stanley erano in mani inglesi.